Editoriale Marzo 2014

QUARESIMA

di don Francesco Cazzato

«Usiamo questa santa astuzia: al mattino, quando ci svegliamo, alla sera, quando andiamo a letto, guardiamoci il palmo delle mani, leggiamo le due “M” che sono segnate, leggi: “Memento Mori” (= ricorda che devi morire)». Sono parole di un santo (come chirologo o chiromante non sarebbe andato lontano) che ci tornano utili all’inizio di questa quaresima.

Le parole che accompagnano tradizionalmente l’imposizione delle ceneri: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» non hanno l’allegria della luce, ma la tristezza del fuoco ormai spento. Il tempo quaresimale, con il suo colore viola e la sua connotazione penitenziale, ci invita a mostrare a Dio l’ossatura della nostra vita spirituale: elemosina, preghiera e digiuno, scelte da vivere senza passare attraverso l’approvazione e la lode della gente.

La quaresima si prospetta come un cammino e, come ogni cammino, ha un punto di partenza e un traguardo. Mentre i nostri cammini, spesso sono passeggiate, ci vedono andare per tornare alla base, il cammino quaresimale non dovrebbe vederci tornare sui nostri passi: si va, lasciandoci il passato alle spalle (come Abramo). Purtroppo le “tentazioni” ci costringono a fare dei passi indietro e dunque il nostro cammino non è così costante e omogeneo. Non dimentichiamo comunque che se Gesù ha avuto pazienza con il diavolo, che lo portava di qua e di là, dicendogli sciocchezze inaccettabili (Mt 4,1-11: le tentazioni, I domenica di quaresima), sarà sicuramente misericordioso verso di noi, anzi è Gesù (II domenica di quaresima) a prendere con sé e condurre alcuni discepoli su un alto monte. E lì indica il traguardo del cammino: «Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce…». Ecco allora la quaresima: un allenarsi a impastare il nostro vivere con «dita intrise di sole», ad avere «mani agili al dono che spargono semi di luce… ad ogni angolo della storia» (F. Ventura).

Arriverà la Pasqua e, come a Tommaso, Gesù chiederà di guardare le palme delle Sue mani non per cercare la “M”, ma per osservare il foro lasciato dai chiodi e, attraverso quella fessura, intravedere la Luce della gloria del Padre, nella fede.