Home IL PARROCO Editoriali 2015 Editoriale dicembre 2015

Editoriale dicembre 2015

RESTAURO DI UNA ANTICA STATUA:

SAN FRANCESCO SAVERIO

 

di don Francesco Cazzato



Passa in silenzio ogni anno la data del 03 dicembre, giorno incastonato nella novena dell’Immacolata, novena per noi di Presicce accorciata dalla solennità di S. Andrea, giorno della festa liturgica di S. Francesco Saverio, santo più noto al mondo clericale che alla gente comune.

Sarebbe interessante conoscere non solo la vita di questo grande Santo, proclamato patrono delle missioni, ma come e perché sia nata nel passato una certa devozione nel nostro paese. Non ho fatto alcuna ricerca specifica, ma so che san Francesco Saverio viene venerato a Specchia; a Lucugnano vi è una cappella del 1719, recentemente restaurata, dedicata a questo Santo; nella nostra chiesa parrocchiale vi è una tela ovale  collocata nella zona apicale del 2° altare di sinistra; sull’altare del transetto di destra vi è una grande pala che raffigura S. Francesco di Paola, S. Pasquale Baylon e S. Francesco Saverio, in più è stata conservata (in cattivo stato) una preziosa statua lignea di questo santo di origini spagnole. Tre raffigurazioni, due su tela e una statua di legno, all’interno di una chiesa lasciano presupporre una devozione forte, anche se limitata nel tempo, verso questo santo canonizzato nel 1622, ancor più che mons. De Rossi nella descrizione che fa nel 1711 dell’antica parrocchiale non fa alcun cenno di questo santo. Probabilmente sarà stata generata dall’influsso culturale dei Gesuiti che nella capitale, Napoli, e a Lecce curavano l’istruzione dei rampolli della nobiltà; infatti la devozione verso questo santo gesuita presume delle conoscenze geografiche possibili nelle classi abbienti del tempo, per questo motivo non è attecchita nel popolino.

La vita di S. Francesco è la vita di un giramondo a imitazione dell’apostolo Paolo. Nato in Spagna nel 1506, aveva studiato alla Sorbona di Parigi, con il sogno di recarsi in Terrasanta a Venezia era stato ordinato sacerdote, si è ritrovato a Roma con Ignazio di Loyola tra i fondatori della Compagnia di Gesù, ma poi era partito dal Portogallo come missionario per le colonie orientali e dopo 13 mesi di navigazione aveva raggiunto Goa, la base della sua missione.

I portoghesi avevano già fatto battezzare molti indigeni, ma come la nuova fede poteva essere amata se i grani del rosario servivano a contare le avemarie e anche le bastonate nelle punizioni corporali degli abitanti? Francesco Saverio con il suo rosario entrava nei tuguri più poveri e vegliava al capezzale dei malati, lo si vedeva negli antri dei lebbrosi o per le strade suonando il campanello per raccogliere intorno a sé torme di agazzi laceri e affamati. Nel frattempo Francesco pensava a quanti il messaggio di Cristo non era giunto neppure con le frustate dei colonizzatori e, appena poteva, si imbarcava per andare tra i pescatori di perle sparsi nelle isolette e poi più lontano. Il suo sogno era di raggiungere l’isola più grande e più lontana: il Giappone. E in Giappone Francesco ci arrivò davvero: 1° missionario; nel luglio scorso ho sostato nella moderna cattedrale di Tokio davanti a un busto d’argento contenente la reliquia del Santo. Ma i giapponesi, vivendo allora sotto l’influsso culturale cinese, si domandavano come mai una religione così bella e così grande, qual è il messaggio di Gesù, non veniva dalla Cina dove si producevano le cose più belle e il pensiero più profondo. E Francesco Saverio pensò di andare a predicare in Cina per facilitare l’accettazione del Vangelo in Giappone; aveva 46 anni quando il 03 dicembre 1552 su di un’isola sabbiosa, davanti a Canton, Francesco moriva divorato dalla febbre. L’amico interprete cinese che lo accompagnava costruì una rozza cassa per deporre il cadavere, decise di coprire la salma con calce viva in previsione di un futuro trasporto delle ossa a Goa. A metà febbraio fu dissepolto, ma, aperta la cassa, il corpo fu trovato intatto; provarono a fare un’incisione, sprizzò sangue.

Dal marzo 1554 il corpo di Francesco Saverio riposa a Goa in un’urna d’argento.

Nei dieci anni trascorsi dalla partenza del Portogallo alla sua morte vi era stata una fitta corrispondenza epistolare tra Francesco e gli altri missionari gesuiti, per cui la vita eroica di Francesco veniva conosciuta tra gli europei come una fascinosa unione tra l’avventura e l’ideale della santità; in S. Francesco Saverio i letterati del tempo riscoprivano un nuovo Ulisse, una nuova riedizione del viaggio di Marco Polo… una forma veramente eroica di portare il messaggio di Gesù in nuove geografie.

Le due raffigurazioni su tela e la statua lignea, opere di fine ‘700, testimoniano come i numerosi uomini di cultura che vivevano a Presicce in quegli anni non si sottraevano al fascino del grande missionario gesuita.

Con il restauro compiuto dal nostro bravissimo dott. Andrea Erroi e offerto dal dott. Filiberto Toi in memoria dei genitori Andrea e Italia, a cui va il grazie dell’intera cittadinanza, possiamo tutti godere della bellezza di questa statua ricca di oltre due secoli di storia e che, dopo decenni di incuria, ancora invita a riscoprire il fascino del Vangelo che accomuna noi e i nostri antenati.

 
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