Home IL PARROCO Editoriali 2015 Editoriale Febbraio 2015

Editoriale Febbraio 2015

POST FATA RESURGO

di don Francesco Cazzato



“Post Fata Resurgo” sono le tre parole che fuoriescono dal becco dell’Araba Fenice intarsiata nel 1795 sulla pesante lastra di marmo che in origine chiudeva l’antica tomba della famiglia nobiliare presiccese degli Arditi e che abbiamo rintracciato durante i lavori di restauro della chiesa del Carmine e collocata accanto all’altare laterale.

“Post Fata Resurgo”, il motto dell’Araba Fenice fatto proprio da Famiglia Arditi, verrebbe da ripetere guardando la tela ovale (anno 1857) raffigurante il francescano S. Bernardino da Siena e i due imponenti candelieri lignei (m. 2,80) che rientrano nella nostra Presicce.

È doveroso un grazie corale al nostro vescovo Vito Angiuli che, con la sua ormai nota sensibilità e manifesto interesse alla nostra storia locale, ha compreso l’importanza e ha permesso che i pregevoli manufatti, trasferiti nel passato al centro diocesi “a scopo cautelativo”, ritornassero a svolgere nel luogo voluto in origine la loro funzione di decoro. La tela di S. Bernardino, fatta dipingere dal sacerdote presiccese don Andrea Sponsiello, verrà collocata per rispetto della volontà del donante, nella chiesa di “S. Maria degli Angeli”. I due candelabri ricollocati ai due lati dell’altare della chiesa matrice, più che aggiungere bellezza alla nostra già bellissima chiesa, ridiventano silenziosi testimoni di alcune pagine di storia della nostra Presicce.

Molti di noi nella propria infanzia hanno ascoltato racconti di avvenimenti del passato, confinati poi sbrigativamente nell’ambito delle leggende perché, crescendo negli anni, non si è data cura di conservare un certo tipo di documentazione che potesse comprovare tale memoria.

Circa i “favolosi candelabri” voglio limitarmi a riportare quanto lo storico presiccese generale Carmelo Sigliuzzo, a proposito delle ruberie compiute dalle truppe napoleoniche nel 1807, ha scritto: «…Uno dei tanti distaccamenti dislocati in Ugento profanò tutte le chiese dei monasteri impossessandosi degli arredi sacri, occupando il palazzo vescovile… Il clero, in vista di queste rapine, si affrettò a celare gli oggetti più preziosi nelle tombe, ma in Presicce non vi trovarono posto i due giganteschi candelabri in argento del principe Alfonso de’ Liguoro e furono trafugati. Di questi famosi candelabri, ricorda ancora la tradizione popolare, non restano che due copie fedeli in legno dorato che sono ai lati dell’altare maggiore» (pag. 23).

Fu il parroco mons. Giovanni Pricci a volere, in preparazione del famoso Congresso Eucaristico di Presicce (1946), che si rifacessero in “legno dorato” quei due storici giganteschi candelabri. Era il 1944 e due coppie di offerenti (Stendardo Benedetto – Civilla Immacolata e le due sorelle Ida e Carmela Massaro) resero possibile, con la somma di 5.000 lire cad., tale proposito.

Fino alla riforma liturgica i due candelabri erano nel presbiterio; cin la collocazione dell’altare rivolto al popolo, per creare maggiore spazio, questi vennero collocati nel coro retrostante. Ora splendenti di foglia-oro, con un restauro offerto dalla sig.na Rosetta Annoscia, familiare di una delle due coppie, i candelabri tornano accanto all’altare a ricordare il triste furto del passato e a tener vivo l’entusiasmo di fede suscitato in quel memorabile Congresso Eucaristico.

 
Contatore Visite
mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterOggi230
mod_vvisit_counterIeri333
mod_vvisit_counterQuesta settimana1356
mod_vvisit_counterLa settimana scorsa2394
mod_vvisit_counterQuesto mese5134
mod_vvisit_counterIl mese scorso10201
mod_vvisit_counterTutti i giorni2646022

Online: 6
Il tuo IP è: 3.239.95.195
,
Oggi è: Set 16, 2021