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Giovani e Fede

DIOCESI DI UGENTO – SANTA MARIA DI LEUCA

Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile


 

I giovani e il mistero celebrato: antenne cercasi.

Note a margine del Convegno catechistico diocesano

 

a cura del Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile

Quale rapporto esiste tra i giovani e la fede? Esiste una fede “a modo mio”? Il rapporto tra i giovani e il mistero celebrato è solo una questione di “un modo diverso di esprimersi”?

Molti dei nostri giovani, anche quelli che ancora frequentano i percorsi di fede parrocchiali, pare non mostrino molto interesse per la Messa domenicale, prediligendo forme ulteriori di vicinanza a Dio; sembra che ci sia un bisogno di spiritualità, appagato da surrogati di divino. L’incontro domenicale con il Risorto è disertato perché non se ne ravvede l’utilità; è meglio, dicono alcuni ragazzi, raccomandarsi a Dio nel momento del bisogno, che non assistere a riti che sembrano lontani, non già dalla mia sensibilità, ma dalla mia utilità. A che serve andare a Messa?

La questione principale, oggi, nel rapporto tra giovani e fede, allora, non sembra essere più legata al “modo di esprimersi”, al linguaggio e allo stile liturgico; di fatto, ogni parrocchia ha una Messa domenicale dedicata ai fanciulli e ai giovani nella quale c’è spazio per nuovi stili di animazione (canti per giovani, nuovi strumenti musicali come chitarre e jambé, omelie “interattive”,…), ma anche queste, a parte pochi habitués tra i giovani, sembrano non interessare.

Al giovane, accanto ad uno stile certamente più vicino alla propria sensibilità e alla propria esperienza, interessa molto di più la testimonianza. Sì! Più di ogni altra cosa, al giovane colpisce lo stile di vita di una intera comunità che, educata dalla liturgia, vive ciò che celebra. La stretta correlazione tra lex orandi, lex credendi e lex vivendi, pur non esplicitamente richiesta dal giovane, è invocata come un segno di coerenza della comunità che celebra l’Eucaristia domenicale.

Per secoli, peraltro, la fede ha avuto come cinghia di trasmissione la famiglia. Una generazione ha narrato all’altra la propria esperienza di fede, l’incontro decisivo con Cristo. Nell’AT il piccolo credo ebraico (cf Dt 26,5-9) – “nostro padre Abramo era un arameo errante…” – non è altro che il contenuto della traditio, cioè delle verità fondamentali che un padre trasmetteva al figlio, in particolare la sera della Pasqua. Ora, pare che questa cinghia si sia rotta e che non riesca più a trasmettere quanto ricevuto.

Se vogliamo che i giovani tornino a brulicare nelle nostre assemblee domenicale, ciascuno di noi deve impegnarsi a diventare ciò che è: cristiano. Solo una sequela autentica, una testimonianza di vita quotidiana e coerente, a partire dalla famiglia, può far cogliere ai giovani che non esiste una fede “a modo mio”, ma a modo di Cristo, in senso oggettivo e soggettivo.

Educare un giovane all’incontro col Risorto significa interrogare me stesso sul modo in cui celebro l’Eucaristia domenicale e sul modo in cui prolungo questa celebrazione nella vita di ogni giorno. Se ciascuno di noi, educatori, operatori pastorali e tutti i fedeli riusciamo a rendere ragione della speranza che ci anima (cf 1Pt 3,15), a dare visibilità al nostro essere cristiani nel mondo, allora la nostra testimonianza sarà feconda e contagiosa, generatrice di nuovi testimoni. Questa è coerenza eucaristica!

Ultimo aggiornamento (Venerdì 18 Ottobre 2013 16:18)

 
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