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Cammino sinodale: Relazione Commissione 1

 

 

RELAZIONE COMMISSIONE N°1

(Educatori ACR/ACG + CO.CA PRESICCE 1)

La prima commissione di ascolto e riflessione composta dagli educatori dell’Azione cattolica ragazzi e dalla Comunità capi degli Scout del Presicce 1 si è incontrata lo scorso 8 febbraio presso il teatro dell’Oratorio “don Tonino Bello”. Dopo una riflessione personale compiuta nei giorni precedenti su alcune domande guida abbiamo condiviso i nostri pensieri attraverso uno sguardo sulla comunità ecclesiale da due prospettive diverse: uno sguardo dall’esterno che provasse a cogliere il punto di vista di chi si trova lontano dalla comunità ecclesiale e che per questo poteva offrirci una visione diversa; uno sguardo dall’interno, cioè quello di adulti impegnati nella Pastorale dei ragazzi, per una riflessione sulla Chiesa che partisse dalla nostra esperienza particolare e dalla lettera che il Vescovo ha diretto alla nostra comunità parrocchiale al termine della Visita Pastorale del 2017, nella quale rilevava la vocazione ad essere comunità educante capace di saper raccogliere la ricchezza dei diversi approcci educativi propri delle tante associazioni in essa presenti.

Come educatori il focus della nostra riflessione si è naturalmente concentrato sul nostro servizio ai ragazzi e, a partire dai nostri interventi, abbiamo anche provato a stilare un “glossario educativo” al quale ispirarci nell’operare delle scelte concrete e attraverso il quale raccontare il frutto del nostro processo Sinodale.

ENTUSIASMO: Il Sinodo ci sta aiutando a riscoprire la natura comunitaria della Chiesa. Chiesa è un nome

collettivo, la Chiesa siamo noi. Una comunità che ha il dovere di mantenere vivo il suo entusiasmo e che negli ultimi anni, ha avuto la fortuna di rinnovarsi grazie all’apporto dei diversi vice-parroci che hanno portato, insieme alla loro persona, anche la ricchezza della loro esperienza parrocchiale e ministeriale, creando così una “trasfusione di sangue” tra le diverse comunità parrocchiali.

 

PARTECIPAZIONE: Educare i ragazzi alla partecipazione attiva alla vita della comunità e della società civile ci deve stimolare ad esse Chiesa più attiva politicamente, cioè più attenta ai temi sociali e capace di impegno concreto.

 

SERVIZIO: Recuperare questa dimensione fondamentale ci può aiutare a far superare una visione errata della Chiesa in chi è ai margini della comunità.  Spesso chi la osserva dall’esterno ne coglie solo gli aspetti istituzionali e questi sono oggetto di critiche quando ne vengono assolutizzati gli aspetti negativi. Questo sguardo fa sparire l’immagine di Chiesa come sacramento visibile di Cristo. Il servizio diventa allora una modalità di annuncio del Vangelo. Serve però un intervento strutturato per riparare le crepe della società e non interventi singoli e spesso scoordinati.

MISSIONE: Il tempo della pandemia ci ha consegnato una Chiesa vuota e svuotata. Questo ci ha consegnato oggettivamente l’immagine di una comunità che è ormai minoranza all’interno del contesto sociale e che deve riscoprire la sua azione come missione e non più come semplice mantenimento di uno “status quo”. Questa “nuova” condizione ci chiede di lavorare in sinergia. Era da troppo tempo che Azione Cattolica e AGESCI non si incontravano e questo testimonia un povertà nel nostro stile sinodale. Nella pratica siamo realtà divise che non camminano insieme ma, mai come ora, sentiamo il bisogno di riscoprire un percorso comunitario.

 

ASCOLTO: La Chiesa ha bisogno di riscoprire questa dimensione. Imparare a leggere i bisogni del territorio e dei ragazzi deve essere la nostra priorità anche rispetto alla proposta di iniziative e di parole.

Partendo dall’ascolto dei bisogni è necessario proporre una formazione integrale che sia una risposta ad essi e che accompagni alla necessaria formazione umana la formazione delle coscienze. Solo l’unità tra queste due dimensioni dell’umano può portare ad una integralità del nostro intervento formativo, ma necessitiamo anche noi educatori di percorsi di formazione e crediamo che sia utile attivarli anche per le famiglie.

 

DIMENSIONE COMUNITARIA: Tenendo presente che la Chiesa siamo noi, sentiamo il bisogno di ribadire la necessaria distinzione dei ruoli. I pastori hanno il compito di essere attivatori di comunità mentre i laici impegnati nelle associazioni hanno il compito di tessere i legami tra la comunità e i pastori. Questa rete educativa è necessaria per una Chiesa che cammini insieme.

 

TRASFORMAZIONE: Il nostro annuncio deve essere capace di trasformarsi. Non è un cambiamento dei valori e dei fondamenti della fede, si tratta invece di una trasformazione della loro modalità di annuncio. Per superare il rischio che i ragazzi leggano il nostro annuncio come un limite loro imposto e non come una bella notizia.

 

LO SPAZIO E IL TEMPO: La nostra riflessione ha acceso il bisogno di trovare spazi comuni di incontro. In questo il nostro Oratorio deve tornare ad essere la casa della comunità dove il mondo degli adulti e dei ragazzi possano trovare il necessario spazio di incontro. È allora importante pensare tempi di confronto e di programmazione tra le diverse associazioni, nel nostro caso tra Azione Cattolica e AGESCI, costituendo un vero e proprio gruppo di coordinamento delle attività formative che ci aiuti ad offrire una proposta comune mantenendo comunque salva la ricchezza degli specifici metodi educativi.

 

IL CENTRO: Questo ci permetterà di ricentrarci sull’essenziale del nostro impegno educativo: il ragazzo e il suo incontro con Cristo.

 

 

 
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