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Nella chiesa una tela ricorda una pagina di storia ottocentesca di Presicce

Nella chiesa una tela ricorda una pagina di storia ottocentesca di Presicce

sac. Francesco Cazzato


“Arditi Alberto, ex Provinciale Carmelitano, maestro di filosofia, nell’Ordine, insegnante in Aquila, in Bologna e altrove. Oratore eloquente e di bella grazia; ascritto al Collegio dei Teologi in Napoli, e debitamente insignito; morto in Presicce il 12 Dicembre 1842; lasciò inediti un quaresimale intero, molti panegirici, e parecchie conferenze inedite”.

Con queste parole nella “Corografia Fisica e Storica della Provincia di Terra d’Otranto” Giacomo Arditi compose il medaglione collocando p. Alberto tra i personaggi più illustri della storia presiccese.

Mi permetto di aggiungere un ulteriore capitolo alla lunga vita di quest’uomo nato a Presicce il 3 dicembre 1757 e battezzato il 4 dicembre con i nomi: Melchiorre Maria Vito Nicola.

Dopo la soppressione del Convento dei Carmelitani (1809) P. Alberto, pur avendo la possibilità di far parte del clero della chiesa parrocchiale di Presicce, si ritirò a vita privata nel villino tutt’ora esistente vicino alla chiesa di S. Maria degli Angeli, onorato da tutti, conosciuto e chiamato con rispetto: Maestro Alberto.

Giunto all’età di 80 anni compì una importante donazione rogata dal notaio Francesco Giannelli.

-        “Il Reverendo Don Alberto Melchiorre Maestro Arditi degli antichi Baroni di Valentino e figlio del fu Don Gaspare … Il nominato Signor Arditi essendo risoluto di promuovere i vantaggi spirituali della Popolazione di Presicce con mantenerla nella via della nostra sagrosanta Religione, ha stabilito di donare … al Reverendo Clero di questo Comune di Presicce la somma di ducati quattrocento … Delli Ducati quattrocento il Capitolo dovrà procurarne un sicuro impiego alla ragione meglio vista, e delle rendite ne dovrà in ogni anno a contare da oggi ed in perpetuo celebrare una messa cantata solenne in ogni ventinove di settembre in gloria di S. Michele, ed in ogni quatriennio poi far venire una compagnia di preti Missionari in numero non minore di quattro Sacerdoti, onde istruire il popolo per lo corso di ventidue giorni continui nelle vie della salute spirituale… Per la esatta esecuzione degli obblighi assunti dal Capitolo, il donante nomina per sorveglianti il suo fratello germano Marchese Commendatore Direttore del Real Museo Borbonico ecc. Don Michele Cavaliere Arditi colle facoltà a costui di poter nominare altra persona in suo luogo; nonché il Vescovo pro-tempore di questa Diocesi di Ugento… Vuole esso D. Alberto che mancando il Capitolo all’adempimento delle condizioni e obblighi su trascritti decada dal dono di ducati quattrocento che sarà tenuto restituire e pagare, verificato l’inadempimento agli Eredi legittimi di esso donante Signor Arditi. Presicce lì quattro Luglio 1837.

L’Arciprete Curato Crescenzio Dattilo accetta…

Registrato a Presicce lì otto Luglio 1837…

Visto dal Regio Giudice Carlo d’Addosio [ndr: padre del martire in Cina p. Pasquale]…

Fatto, stipulato e pubblicato nel Convento dei Padri Riformati posto fuori l’abitato di Presicce, Provincia di Terra d’Otranto, Distretto di Gallipoli, alla Contrada degli Angioli nella camera di esso Signor Arditi tenuta per letto… sottoscritto e marginato. Alberto Melchiorre Maestro Arditi…”

-        “Essendosi compiaciuto il Re nostro Signore di impartire il suo beneplacito a tal donazione con decreto del sei Aprile 1838…”

-        “… Per la reale osservanza ed esecuzione del presente atto le parti hanno eletto domicilio nell’indicata loro dimora… Fatto, stipulato e pubblicato in Presicce… nel Palazzo del nominato Sig. Arditi posto alla Contrada Sant’Anna, e propriamente nella camera sottana tenuta per studio… Registrato a Presicce lì quattordici maggio 1838 al n. 1 vol. 23”.

La donazione del Maestro Alberto certamente non fu apprezzata dai quattro nipoti: i fratelli Giacomo, Giuseppe, Michele e Pasquale, che già nel 1843, subito dopo la morte dello zio Maestro Alberto, diedero inizio ad azioni legali e di controllo contro il Clero di Presicce. La somma iniziale venne investita nell’acquisto di terreni e il valore dei 400 ducati fu valutato con la nuova moneta: lire 1700. Il malumore degli eredi è tutt’ora visibile nelle carte bollate e nel ritiro di una delle tele dipinte dal prete leccese Oronzo Tiso che rappresentava la Natività di Gesù e che era stata collocata nel transetto del lato della torre dell’orologio della chiesa di S. Andrea. Ciò fu possibile perché la chiesa matrice era “civica e recettizia”, il cui status giuridico era molto diverso dall’attuale; per semplicità si può dire: di proprietà comunale, con gestione del clero.

Nel costruire l’attuale edificio (1781) si volle abolire tutti i privilegi “patronali” gravanti nella precedente chiesa. Le famiglie più abbienti del paese conservavano però l’onore di contribuire in maniera manifesta nell’arredare la nuova costruzione (la presenza in chiesa di una tela o di un manufatto prezioso offerto da una famiglia era la maniera più classica di sponsorizzare il proprio stato sociale ed economico), non potevano esibire il loro stemma, ma accontentarsi di una pubblicità verbale da affidare alla tradizione: all’epoca, la “parola” aveva un valore superiore a quanto oggi si dà.

Andrea Sponsiello, cittadino presiccese di vasta cultura e forte personalità (diverrà prete nel 1857 a 30 anni), incaricò nel 1856 (Pietas Unius Faciendum Curavit) il pittore Giuseppe Sampietro a dipingere una nuova tela le cui dimensioni dovevano rientrare nella cornice di stucco della precedente di Oronzo Tiso.

L’immediata vicinanza all’altare della Madonna del Rosario ha suggerito la tematica del dipinto che rivela i particolari momenti storico-religiosi che Presicce stava attraversando. Nella nuova tela la Madonna del Rosario è stata dipinta con una corona regale (comprensibile trionfo, appena due anni prima, 1854, era stato proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione); Santa Caterina da Siena viene collocata sul lato sinistro accanto a San Domenico (rimane sempre il cagnolino con la fiaccola accesa); il lato destro viene occupato dall’immagine di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (grande innamorato di Maria e imparentato con i Principi di Presicce) proclamato santo 17 anni prima (1839). Probabilmente introducendo l’immagine di Sant’Alfonso nella chiesa parrocchiale si voleva promuovere a Presicce anche il culto (in uno dei grandi reliquiari della parrocchia vi è un frammento osseo di Sant’Alfonso accanto alle reliquie dei Protettori del Regno: San Gennaro e Santa Filomena). Per simmetria, l’Arcangelo San Michele viene spostato sul lato destro. Altra originalità è il festone di fiori e rose (rosario = cespuglio di rose) dal quale pendono delle corone di rosari e tre angeli intenti a spiegare l’utilità del pregare il rosario. Il 1° imita il gesto di Maria e del Bambino donando il rosario, il 2° reca un fascio di candele accese (= preghiere) e un cuore ardente (= amore), il 3° afferra una delle anime del Purgatorio, queste indossano lo scapolare della Madonna del Carmine, in questo modo, al livello iconografico, qualificano tale devozione.

La conoscenza storica di alcuni avvenimenti vissuti nei decenni precedenti il 1856 ci aiuta a comprendere il perché la simbologia della Madonna del Rosario sia stata unita a quella della Madonna del Carmine. Con la soppressione del Convento (1809) la chiesa del Carmine rimase chiusa fino al 1817, anno in cui fu riaperta non al culto ma per ospitare semplicemente la Confraternita della Madonna Assunta. È facile comprendere come la Confraternita avesse continuato a coltivare la devozione verso la propria titolare e non verso la Madonna del Carmine; i confratelli avvertivano come provvisoria la loro presenza nella chiesa del Carmine ancor più che Giacomo Arditi nel 1848 aveva dato inizio a una raccolta fondi per far ritornare i Frati Carmelitani a Presicce. Nel commissionare la tela il chierico Sponsiello volle unire la indebolita devozione alla Madonna del Carmine alla trainante devozione per la Madonna del Rosario; le tante corone del rosario presenti nel dipinto procurano salvezza ai tanti che nel Purgatorio indossano lo scapolare.

Ad evidenziare la sua sincera “conversione” il chierico Sponsiello volle essere dipinto tra le anime purganti (1° a sinistra). A causa di questa sua raffigurazione da vivo tra i salvati del Purgatorio, il vescovo Mons. Bruni proibì che la tela venisse esposta in chiesa e … fu parcheggiata in sacrestia; da un po’ di anni accantonata nella “chiesa dei morti”, ora restaurata e ricollocata all’originaria destinazione.

Del Sampietro si conservano a Presicce la tela della Cappella dell’Addolorata, la tela di San Bernardino da Siena dipinta nel 1857 per la chiesa di S. Maria degli Angeli, del Sacro Cuore di Gesù e del Sacro Cuore di Maria, altre tele portate da Presicce a Ugento: Sacro Cuore di Gesù, Sacro Cuore di Maria, deposizione dalla croce, ritratto di don Andrea Sponsiello, ritratto di sua madre; una sua tela si trova anche a Supersano.

Tutte queste tele sono state dipinte prima del 21 ottobre 1860, data in cui si fecero le votazioni del plebiscito dell’Unità d’Italia svoltesi all’interno della chiesa del Carmine; al termine ci fu nella piazza antistante la chiesa matrice uno scontro tra filo-borbonici e la locale Guardia Nazionale di cui faceva parte Sampietro, e pare che sia proprio dal fucile del Sampietro partito il colpo che ferì mortalmente Girolamo Siste, ex soldato borbonico. Da quel giorno si è perduta ogni traccia di questo pittore.

I tempi descritti erano certamente difficili tanto che, fatte le ultime missioni nel 1858, come da legato, il clero di Presicce non ritenne prudente rifarle nel 1862 e le sostituì con la celebrazione di sei Messe cantate. I quattro fratelli Arditi, in qualità di legittimi eredi, si rivolsero al tribunale per recuperare le 1700 lire poiché il clero non aveva onorato l’impegno. Dalle numerose carte processuali si può evincere facilmente il clima di veleni, di sospetti e di dispetti che si respirava a Presicce. Il clero chiese e ottenne una lettera ufficiale dalla Curia di Ugento che attestasse come per ragioni di sicurezza le missioni popolari erano state ovunque sospese e che gli stessi missionari rifiutavano di compiere tali missioni di predicazione paventando gravi rischi di incolumità. Alla citata lettera della Curia Vescovile gli eredi Arditi produssero in tribunale un attestato da parte della Guardia Nazionale di Presicce che riferiva come nel 1862 non c’era stata alcuna sommossa di popolo e una lettera del Comune di Montesano in cui si affermava che in quel paese nel 1864 erano state svolte missioni in maniera regolare, senza incidenti.

Le fonti storiche del tempo (gli studi del professor Salvatore Coppola, il libro “Vite sbandate” di Ivan Ferrari, ecc.) descrivono abbondantemente le turbolenze e le paure vissute nella nostra terra subito dopo l’unità di Italia. Voglio riportare alcune righe stralciate dai documenti prodotti in tribunale dagli avvocati che difendevano il Capitolo della chiesa di Presicce (i seguenti passaggi riportati sono dell’Avv. Tommaso Agrimi) che possono essere di aiuto per una comprensione, sia pur parziale, dei “mala tempora antiqua”:

  1. “Dal 1858 fino al presente non furon fatte le missioni in Presicce, e che nel 1864 si fecero in Montesano, villaggio infelicissimo, ove i PP. Babisti erano certi di non essere molestati da quei pochi contadini… Non si può provare che i missionari nel 1862 uscirono a predicare in diversi luoghi della Provincia, e non già ritenersi il certificato del Municipio di Montesano che nello scorso anno 1864 fecero ivi le missioni; ma dal 1862 al presente sono decorsi ben due anni, nel qual periodo il Governo ha saputo infrenare le smodate passioni di coloro che annunziandosi liberali credevano di aver diritto a manomettere tutti i principi di giustizia e di religione, e calunniare i sacerdoti onesti che predicano il puro evangelo; conseguentemente quei due certificati nulla provano, soprattutto il secondo, che parla di missioni eseguite nel 1864” (27 gennaio 1865).
  2. “che il detto Clero si fosse astenuto invitare nel 1862 i Padri Missionari di Lecce, essendo un notorio come i medesimi in quell’epoca non si prestavano a far missioni, e che per le stesse non fossero usciti negli anni 1861, 1862 ed anche nel 1863, quantunque ne avessero avuto obbligo in diversi paesi della Provincia, i quali ne restavano deserti.

Che stante la condizione dei tempi, in che versava il Paese di Presicce nel 1862, e le troppo spiccate minacce che qui vi si pronunciavano, fu necessità comandata dall’ordine e dalla prudenza non far eseguire le missioni in quell’anno anche per non esporre i missionari a degli insulti come avvenne per taluni onesti Sacerdoti di quel Comune, ai quali si impediva pure la predicazione”. (27 maggio 1865).

 
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