Home IL VICEPARROCO 2020 La letizia, "gioia del cuore"

La letizia, "gioia del cuore"

Letizia

La IV domenica di Quaresima è chiamata anche domenica laetare, la “domenica della letizia”. Che non è soltanto e semplicemente della gioia. Si intravede la luce della Pasqua e siamo tuttavia immersi nel cammino di conversione: questo procura la letizia. Certo, gioia e letizia sono un sentimento positivo, di felicità. Ora, mentre la gioia è uno stato di forte soddisfazione e felicità, la letizia è sì una gioia, ma più intima, potremmo dire “spirituale”. La letizia, però, con questa sua connotazione più interiore, si verifica soprattutto nel momento in cui agli occhi di un vedere comune la realtà appare contrastante, e nonostante ciò l’uomo, che è dentro la vita con tutte le sue gioie e le difficoltà, vive con una serenità di fondo.

La Scrittura è piena di motivi di gioia e letizia. Riportiamo solo il passo della lettera di Giacomo, dal quale la nostra considerazione: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l'opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla. Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare…” (Gc 1, 2-6). La prova della fede del tempo quaresimale è il deserto, ma qui entra la letizia, perché vive la certezza che la Pasqua ci sarà!

La letizia è una gioia umile, confida nel fatto che il Signore non abbandona. San Francesco chiamò frate Leone e gli disse di scrivere in cosa consistesse la perfetta letizia.

“«Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell'Ordine, scrivi: non è vera letizia. Cosi pure che sono entrati nell'Ordine tutti i prelati d'Oltr'Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d'lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia». «Ma quale è la vera letizia?». «Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, all’estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d'acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: «Chi è?». Io rispondo: «Frate Francesco». E quegli dice: «Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai». E poiché io insisto ancora, l’altro risponde: «Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te». E io sempre resto davanti alla porta e dico: «Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte». E quegli risponde: «Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là». Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell'anima».” (Fonti Francescane, 278).

La letizia è un dono, e Giacomo ci invita a chiederla. Preghiamo Dio che ce la conceda, anche in questo tempo di prova.

Buona settimana.

 
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