Home Don Pierluigi Nicolardi Articoli (don Pier) 2019_09_01 Nel nome del Signore, collaboratore della vostra gioia. Saluto alla comunità di Tricase

2019_09_01 Nel nome del Signore, collaboratore della vostra gioia. Saluto alla comunità di Tricase

NEL NOME DEL SIGNORE, COLLABORATORE DELLA VOSTRA GIOIA!

Saluto alla Comunità Parrocchiale di S. Antonio da Padova in Tricase

 

don Pierluigi Nicolardi

 


 

Carissimi,

con il cuore pieno di gioia mi presento a voi «nel nome del Signore». Non so ancora come interpretare le emozioni e i pensieri che, copiosi, mi pervadono, ma ho una certezza: pur non conoscendovi, già vi voglio bene.

Quando il vescovo, il 24 giugno scorso, mi ha proposto di venire qui a Tricase in questa bellissima comunità – devo essere onesto – i miei occhi hanno brillato, ma il cuore ha avuto un fremito di timore. Hanno brillato gli occhi perché avevo già piena consapevolezza della preziosità della comunità che il vescovo intendeva affidarmi; mi ritrovo non solo in una bellissima città, Tricase, ma anche e soprattutto in una comunità parrocchiale, la nostra, che ha sempre respirato il vento del Concilio, fin dalla sua nascita. Pensando a voi – mentre mons. Angiuli mi parlava – pensavo al bel protagonismo laicale che vi ha sempre contraddistinto, alla vostra fede, maturata nell’ascolto obbediente e intelligente delle Sacre Scritture. Ero nel salottino dell’episcopio, ma con la mente già mi sentivo nella nostra grandiosa chiesa parrocchiale di S. Antonio, intrisa di bellezza austera e del fascino melodioso del suo monumentale organo; il mio cuore già era vicino ad ogni famiglia della comunità e, in particolare, ai ragazzi e ai giovani che frequentano «Il cantiere di Dio».

Ma il mio cuore ha avuto anche un fremito di timore… «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!» (Es 3,5). Ho quasi ascoltato anche io, come Mosè, la voce di Dio che mi chiedeva di togliermi i calzari prima di calpestare questa terra santa; con i piedi scalzi, con il profondo rispetto ed umiltà vengo a voi, consapevole del cammino che avete compiuto in questi 50 anni insieme con il vostro amato pastore, don Donato. Non arrivo in mezzo a voi con la presunzione del rivoluzionario, ma con l’umiltà di chi deve inserirsi nel cammino bello di una comunità che ha storia di fede e una tradizione pastorale ben consolidata. Con san Paolo anch’io vi dico che «non intendo far da padrone sulla vostra fede; sono invece il collaboratore della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi» (1Cor 1,24).  Approfitto per ringraziare proprio don Donato; sei stato pastore e padre per tante generazioni di tricasini. Ho piena consapevolezza di quanto hai faticato a maturare la scelta di lasciare la guida di questa comunità che hai creato dal nulla, ma sono sicuro che, pur nella tua proverbiale discrezione, continuerai a pregare e vegliare sulla nostra parrocchia, aiutandomi ad entrare gradualmente nelle case e nel cuore, soprattutto, dei tricasini. Ti sono grato per la collaborazione che intendi prestare e per la paterna accoglienza che già da due mesi mi hai riservato e fatto sperimentare; sono certo che sapremo trovare i giusti equilibri per essere collaboratori della gioia della nostra comunità parrocchiale (cf. 1Cor 1,24).

Da questa sera, carissimi, sono amministratore parrocchiale, ma molto di più voglio esservi pastore e amico; sono certo che mi permetterete di entrare pian piano nel vostro cuore e, insieme, continueremo il cammino nel solco della santità. Nella mia lunga e intensa esperienza pastorale a Presicce, comunità che ringrazio davvero perché è stata la culla del mio ministero sacerdotale, ho avuto modo di esprimere la mia persona soprattutto in due direzioni, nell’accompagnamento delle famiglie e di numerose coppie, anche in difficoltà, e nella presenza con i ragazzi e i giovani dell’Oratorio, soprattutto con il gruppo scout Presicce 1; ritengo che queste due direttrici, famiglie e giovani, debbano essere ancora i solchi entro i quali continuare il mio impegno ministeriale in mezzo a voi, in docile ascolto delle esigenze della nostra comunità e in piena comunione con i parroci della città di Tricase – che ringrazio per la loro preziosa presenza – in particolare con don Michele Morello, vicario foraneo, e soprattutto con il Vescovo, oggi degnamente rappresentato dal vicario generale, mons. Beniamino Nuzzo. In questo proposito, ci verrà in aiuto il tema del nuovo anno pastorale che vede centrata l’attenzione della chiesa diocesana sul ruolo dell’adulto.

Non voglio fare un discorso programmatico, mi riservo di delineare il programma del nostro cammino parrocchiale in accordo con gli organi di partecipazione, in particolare con il consiglio pastorale parrocchiale; intendo solo ribadire che vengo in mezzo a voi «nel nome del Signore» per essere «collaboratore della vostra gioia». Continuiamo ad avere come centro della nostra vita il Cristo Risorto che si rende presente in mezzo a noi vivo e operante nell’Eucaristia e nella Parola; continuiamo ad essere una comunità che celebra, loda e canta. Un ricordo speciale questa sera va gli anziani e agli ammalati; pur non essendo fisicamente presenti, sento già la loro preghiera e, in attesa di incontrarli uno ad uno, li saluto e benedico. Un ulteriore pensiero lo rivolgo a tutti coloro che, per scelta o per altre ragioni, sono lontani o sulla soglia della nostra comunità: sono e voglio essere pastore di tutti, accogliendo e ascoltando – senza alcun pregiudizio – anche coloro che non si sentono parte della nostra famiglia; per voi, una preghiera speciale perché possiate sentire e sperimentare il calore di tutti noi.

Restiamo uniti nella fede perché le sfide del tempo presente ci chiedono di «avere il coraggio di essere diversi, di mostrare altri sogni che questo mondo non offre, di testimoniare la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale» (Christus vivit, 36). Queste parole di papa Francesco sono già un programma di vita per la nostra comunità.

In questo cammino e in questi propositi, ci aiutino la Vergine SS. Immacolata e S. Antonio, nostro patrono. Per me vi chiedo un’unica cosa, la grazia e la carità di una preghiera insieme.

O Gesù, buon Pastore, che hai detto:
«Dove due o più sono riuniti nel mio nome,
io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20),
aiutaci ad essere sempre «un cuore solo e un'anima sola» (At 4,32),
condividendo gioie e dolori, avendo una cura particolare
per gli ammalati, gli anziani, i soli, i bisognosi.
Fa’ che ognuno di noi si impegni ad essere vangelo vissuto,
dove i lontani, gli indifferenti, i piccoli scoprono
l'Amore di Dio e la bellezza della vita cristiana.
Donaci il coraggio e l'umiltà di perdonare sempre,
di andare incontro a chi si vorrebbe allontanare da noi,
di mettere in risalto il molto che ci unisce
e non il poco che ci divide.
Dacci la vista per scorgere il tuo volto in ogni persona che avviciniamo
e in ogni croce che incontriamo.
Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri
a ogni tocco della tua parola e della tua grazia.
Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio
per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti,
alle debolezze e alle ingratitudini degli uomini.
Fa’ che la nostra parrocchia si davvero una famiglia,
dove ognuno sia sforza di comprendere, perdonare, aiutare, condividere; dove l'unica legge che ci lega e ci fa essere veri tuoi seguaci,
sia l'amore scambievole.

Amen.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 02 Settembre 2019 07:34)

 
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