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2019_08_31 Saluto di don Pierluigi alla comunità di Presicce

SALUTO ALLA COMUNITA' DI PRESICCE

don Pierluigi Nicolardi


 


«Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi

il bene che vi ha fatto,

perché sia benedetto e celebrato il suo nome» (Tb 12,6)


Sul ricordino del mio diaconato sono impresse queste parole dell’arcangelo Raffaele che mi sono state veramente di guida in questi 8 anni di vita (7 di vita sacerdotale) vissuti in mezzo a voi. Ho sempre benedetto Dio per il dono del sacerdozio e per avermi dato la possibilità, per mezzo della volontà del vescovo Vito, di vivere e proclamare le sue lodi in mezzo a questa bella e vivace porzione del popolo di Dio che è in Presicce.

Questa sera ho il cuore davvero colmo di emozioni, anche in contrasto tra loro… sono di fronte a voi, come lo sono stato ogni giorno della mia vita in questi anni, sono di fronte a voi per pronunciare un saluto e domani sarò di fronte ad un’altra porzione di popolo per porgere loro la mia prima benedizione. Sono davvero felice di poter sperimentare pienamente la paternità sacerdotale da parroco nella nuova comunità che mi è stata affidata, ma non nascondo un velo di nostalgia che però non dev’essere un lamento quasi di lutto, ma deve tramutarsi in canto di lode.

Il primo inno di lode va a Dio Padre che, nella sua infinita misericordia, ha scelto me, indegno servo, a essere anzitutto discepolo del suo Figlio e poi pastore. In questi anni ho avuto modo di sentire davvero la mano di Dio su di me, soprattutto nei momenti di scoraggiamento e fragilità; la sua misericordia ha prevenuto e sostenuto la mia debolezza. Lo ringrazio anche per la forza dello Spirito con la quale ha guidato il mio ministero suggerendomi azioni, parole e gesti che hanno curato e accompagnato tanti di voi. «Tutto è grazia»; nulla di ciò che ho fatto e detto mi appartiene. Sono solo un vaso di creta nel quale è contenuto il tesoro inestimabile della grazia e della misericordia di Dio.

Benedico Dio per avermi posto accanto don Francesco, uomo discreto, sacerdote fedele e appassionato. Durante gli anni di seminario, quando vivevo le prime esperienze pastorali nelle parrocchie del nord barese, un giovane sacerdote disse: «Ti mandano da me per capire come non si fa il prete». Io qui ho imparato ad essere prete anche grazie alla tua silenziosa e premurosa testimonianza e presenza. Da te ho imparato che nella Chiesa non c’è spazio per protagonismi personali, né dei pastori né dei laici, che la Chiesa è di Cristo e bisogna lavorare per la sua unità per farla maturare nell’attesa del Regno. Grazie perché hai saputo attendere i miei tempi e – non è scontato – hai avuto pazienza soprattutto durante gli anni di formazione a Roma; davvero ti devo molto. Abbiate cura e affetto, cari fedeli, nei confronti del vostro parroco; ama questa comunità e questo suo paese natìo forse come nessun altro. Sappiatene apprezzare gli sforzi, soprattutto sappiate cogliere il senso dei suoi silenzi e di quello che i suoi occhi dicono, al di là di ogni parola. Grazie davvero, mi sei diventato caro.

Il più bel cantico di lode lo innalzo per voi, popolo santo di Dio. Ho scelto di vivere fin dal primo giorno in mezzo a voi cercando di essere uno di voi. Questa scelta – che rifarei e sto facendo anche nel mio nuovo servizio pastorale a Tricase – mi ha permesso di conoscere tutti, anche i presiccesi che, per scelta, per circostanza e talvolta per scandalo della comunità ecclesiale avevano scelto di restare ai margini della vita comunitaria o – quantomeno – sulla soglia. Grazie perché mi avete sempre aperto la vostra casa e il vostro cuore accogliendomi come uno di famiglia; non ho provato disagio in nessuna delle vostre case, segno della vostra stima e del vostro affetto. Se il vivere in mezzo a voi mi ha dato la possibilità di essere uno di voi, è vero anche che questo mi ha esposto a critiche, talvolta anche feroci. Non è un segreto che – soprattutto negli ultimi anni – sono diventato capro espiatorio, oggetto di biasimo, sono passato come un fomentatore di popolo, burattinaio, ghostwriter, e chi più ne ha più ne metta. A questi signori – e signore – dico: «J’accuse! Sono colpevole!». Sono colpevole di essere stato sempre dalla parte dei più deboli, di aver denunciato qualche sopruso, di aver odiato “mezzucci”, favoritismi, e certe forme di concessioni e scambi che negavano la dignità dei più deboli; sono colpevole di aver amato così tanto questa comunità da aver desiderato sempre che si facesse giustizia. Sono colpevole di aver preso posizione, di aver vissuto da uomo fino in fondo, senza ipocrisia, e da cristiano – oltre che da pastore – sforzandomi di compiere slanci «fino in cima». Sono colpevole di avervi «amato fino alla fine». Ricordate, cari amici, Dio non vuole cristiani tiepidi, ma uomini e donne con la schiena dritta e capaci di prendere posizione. Non lasciatevi ingannare da lusinghe e canti di sirene; non svendete la vostra dignità «per un piatto di lenticchie». Sono sereno in coscienza di aver agito sempre per il bene e di aver fatto il bene – quando se n’è presentato il bisogno – anche di coloro che mi hanno avversatoe fatto del male: pur essendo amico di qualcuno, non ho mai mancato ad essere il pastore di tutti!

Grazie a tutte le aggregazioni laicali della comunità perché, ciascuno a suo modo, mi ha fatto crescere e maturare nella fede e nel ministero. Mi perdonerete ora se mi concedo a qualche menzione particolare…

Alla Confraternita di S. Luigi, santo del quale porto il nome, per la preghiera e l'affetto, e alla Confraternita di Maria SS. Assunta in cielo, presso la quale ho celebrato i misteri di Dio ogni giorno: grazie per la vostra fede semplice e tenace.

All’Azione Cattolica Parrocchiale, nella persona del suo Presidente, prof. Franco De Giorgi, e di ogni educatrice di ACR: siete stati preziosi collaboratori e veri compagni di avventura.

Ai gruppi End e alle tante coppie che ho avuto il piacere di seguire in questi anni: siete state palestra nella quale ho allenato e affinato tante mie conoscenze e competenze. Sono orgoglioso di dire che la mia nomina a Direttore diocesano dell’Ufficio Famiglia vi appartiene. Abbiamo condiviso tanto e vi porto nel cuore con gratitudine.

Alla Schola Cantorum «S. Maria degli Angeli». Mi avete accompagnato ogni domenica rendendo bella per il Dio di ogni bellezza ogni liturgia che ho presieduto; siete stati in grado di tradurre in arte, in melodioso cantico di lode ogni mio capriccio, talvolta rattoppando qualche mia steccata. Mi sono divertito accompagnandovi nei concerti e cantando insieme con voi. «Chi canta (bene) – dice S. Agostino – prega due volte», e voi siete sempre riusciti a moltiplicare le preghiere della nostra comunità. Permettetemi un grazie speciale al mio caro amico e “compare” Anacleto: non aggiungo altro per non emozionarmi ancora di più, ma conosci il bene che ti voglio.

Un grazie davvero speciale a Maurizio Stendardo e alla sua famiglia: siete stati davvero eccezionali collaboratori.

Al gruppo Scout Presicce 1. A voi devo tanto… tra le esperienze più belle che custodisco nel mio cuore certamente ci sono le vacanze di branco, i campi estivi e le route vissuti insieme, le lunghe serate passate insieme. Cito solo due esperienze che rimarranno uniche nella storia del nostro gruppo e nel mio cuore: la route nazionale di S. Rossore e il cammino di Santiago. Abbiamo fatto tanta strada insieme, ho acquisito tante competenze, ma soprattutto ho imparato tanta umanità da ciascuno di voi. Da quella prima riunione di Comunità Capi presso la tana sono passati tanti anni, e in questi anni siamo cresciuti e divenuti quello che siamo: una Comunità bella, una famiglia felice – per usare il nostro linguaggio – in grado di affrontare le difficoltà con il sorriso perché, come dice BP, lo scout sorride e “canta” anche nelle difficoltà. Se sono AE di zona e vivo tante esperienze a livello di zona, regionale e non solo, lo devo a voi. A voi – e a me stesso – auguro buona strada.

In ultimo, un bacio al cielo ai presiccesi che porto nel cuore e ora sono nostri intercessori; cito solo l'entusiasmo carismatico di Roberto, il sorriso malinconico di Manuela, le facce buffe di Alessandro e la voce squillante di Anna: con loro e le loro famiglie ho vissuto e condiviso davvero tanto.

Cari amici, non posso citare tutti, ma posso lodare e ringraziare Dio per ogni volto e storia incontrati. Popolo santo che è in Presicce non smettere di cantare e inneggiare al Dio della misericordia; ama con la forza che viene dallo Spirito e continua a camminare. Fino ad oggi sono stato davanti a voi come pastore e in mezzo a voi come discepolo, d’ora in poi sarò dietro di voi come intercessore.Quando arrivai mi fu detto: «Presicce è una foresta: chi arriva, resta». Penso di restare nei cuori di molti! E molti, vi assicuro, rimarrete nel mio. Non voglio chiedere scusa per i miei limiti, non perché non ne abbia o non abbia motivo per farlo, ma perché oggi è il giorno della memoria grata; il resto, lo consegno nelle mani misericordiose di Dio. Non vi chiedo altro che accompagnarmi sempre con la vostra preghiera, così come farò io per voi; vi prego di dimostrare tutta la vostra maturità cristiana continuando i vostri impegni, con serietà e in comunione con don Francesco e don Michele che, conoscendolo, sarà vostro docile e instancabile collaboratore; mi raccomando, nella mia nuova parrocchia non voglio vedere nessuno di voi… intelligenti pauca.

Sono arrivato povero e me ne vado arricchito solo della vostra amicizia. Altro non porto con me. La Vergine Santissima e S. Andrea vi custodiscano sempre nel cammino di fede.

Presicce: ama, canta e cammina.

Grazie!

Vostro,

don Pier

 
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