Home Don Pierluigi Nicolardi Articoli (don Pier) «Christus vivit». Per una Chiesa che si lascia rinnovare (don P. Nicolardi)

«Christus vivit». Per una Chiesa che si lascia rinnovare (don P. Nicolardi)

«CHRISTUS VIVIT»

Per una Chiesa che si lascia rinnovare[1]

don Pierluigi Nicolardi


 


«Dobbiamo avere il coraggio di essere diversi, di mostrare altri sogni che questo mondo non offre, di testimoniare la bellezza della generosità, del servizio, della purezza, della fortezza, del perdono, della fedeltà alla propria vocazione, della preghiera, della lotta per la giustizia e il bene comune, dell’amore per i poveri, dell’amicizia sociale» (Francesco, Christus vivit, n. 36).

Se è possibile rintracciare un passaggio che possa essere da sintesi dell’esortazione apostolica postsinodale Christus vivit, lo ravviso in queste parole appena citate: avere coraggio di essere diversi, mostrare altri sogni e testimoniare la bellezza.

Al termine della bella ed entusiasmante esperienza del Sinodo dei Giovani che ha visto la Chiesa interrogarsi “con” i giovani e “per” i giovani, papa Francesco ci ha consegnato il suo documento di sintesi, appunto, l’esortazione postsinodale Christus vivit.

Il documento, intenso e denso di riflessioni, è strutturato in nove capitoli che prendono avvio da una rilettura del messaggio della Sacra Scrittura sul mondo giovanile; in seguito, Francesco conduce una analisi lucida e positiva, seppur realistica e non triviale, della situazione dei giovani oggi: «Dopo aver preso visione della Parola di Dio, non possiamo limitarci a dire che i giovani sono il futuro del mondo: sono il presente, lo stanno arricchendo con il loro contributo» (n. 64). Francesco invita la Chiesa ad un atteggiamento profondo di ascolto, fuggendo la tentazione di «fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione» (n. 65). Il passaggio successivo è il grande annuncio per tutti i giovani, apparentemente scontato, ma del quale è necessario ribadire la forza: «“Dio ti ama”. Se l’hai già sentito, non importa, voglio ricordartelo: Dio ti ama. Non dubitarne mai, qualunque cosa ti accada nella vita. In qualunque circostanza, sei infinitamente amato» (n. 113).

In seguito, il Papa invita a guardare al tempo della giovinezza non come ad una semplice fase di passaggio, ma come un «momento prezioso». Essa «è una gioia, un canto di speranza e una beatitudine» (n. 135); è il tempo dei sogni e anche delle scelte, vissuto nell’amicizia con Cristo. Se è vero che è un tempo di particolare grazia, è anche vero che non può essere vissuto come se il mondo iniziasse con noi: «A volte ho visto alberi giovani, belli, che alzavano i loro rami verso il cielo tendendo sempre più in alto, e sembravano un canto di speranza. Successivamente, dopo una tempesta, li ho trovati caduti, senza vita. Poiché avevano poche radici, avevano disteso i loro rami senza mettere radici profonde nel terreno, e così hanno ceduto agli assalti della natura» (n. 179); non può esserci un sogno per il futuro che non sia tessuto di ricordi.

Particolarmente interessanti sono gli ultimi capitoli che il Papa dedica alla vocazione e al tema del discernimento. In particolare, Francesco invita a guardare in maniera ampia al termine vocazione, come chiamata di Dio che si realizza nella vita concreta di ciascun giovane e in diverse forme; la prima e fondamentale chiamata, ricorda il Papa, è a vivere l’amicizia con Gesù: «La cosa fondamentale è discernere e scoprire che ciò che vuole Gesù da ogni giovane è prima di tutto la sua amicizia. Questo è il discernimento fondamentale» (n. 250). Quell’amicizia apre al servizio agli altri perché la vocazione, che pure non consiste in attività da fare, in esse si esprime: «è qualcosa di più, è un percorso che orienterà molti sforzi e molte azioni verso una direzione di servizio» (n. 255). Ma è vocazione anche la chiamata all’amore; «i giovani – ricorda il Papa – sentono fortemente la chiamata all’amore e sognano di incontrare la persona giusta con cui formare una famiglia e costruire una vita insieme» (n. 259). Anche il lavoro è una vocazione giacché «è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale» (n. 269). In ultimo – ricorda Francesco – «nel discernimento di una vocazione non si deve escludere la possibilità di consacrarsi a Dio nel sacerdozio, nella vita religiosa o in altre forme di consacrazione. Perché escluderlo? Abbi la certezza che, se riconosci una chiamata di Dio e la segui, ciò sarà la cosa che darà pienezza alla tua vita» (n. 276).

L’ultimo argomento che il Papa tratta nell’esortazione è il discernimento; pur rimandando all’esortazione Gaudete et exsultate, Francesco rilancia il discernimento come strumento privilegiato per ascoltare la voce di Dio e «riconoscere la propria vocazione» (n. 283). È necessario – ricorda il Papa – riconoscere la chiamata di un amico, Gesù, lasciandosi anche accompagnare a scrutare i segni della sua presenza nella nostra vita.

Non voglio fare una presentazione o una introduzione al testo, ma un invito alla lettura, un invito a guardare al mondo dei giovani come al nostro mondo: essi sono il presente, non solo il futuro. Se la Chiesa si lascia provocare dai giovani, allora mostrerà sempre il suo volto rinnovato perché avrà «il coraggio di essere diversa, di mostrare altri sogni che questo mondo non offre, di testimoniare la bellezza della generosità, del servizio…».



[1] Riflessioni a margine dell’esortazione apostolica postsinodale Christus vivit di papa Francesco.

 
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