Home Don Pierluigi Nicolardi Omelie e Catechesi (don Pier) Dove abbondò la colpa sovrabbonda la tua misericordia. Dal peccato alla redenzione (don P. Nicolardi)

Dove abbondò la colpa sovrabbonda la tua misericordia. Dal peccato alla redenzione (don P. Nicolardi)

«DOVE ABBONDÒ LA COLPA

SOVRABBONDA LA TUA MISERICORDIA»

Dal peccato alla redenzione

Esercizi di cristianesimo

Parrocchia S. Eufemia

Tricase, 11 aprile 2019

 

don Pierluigi Nicolardi


 


Dal libro della Genesi (3,14-21)

14 Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
15 Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
16 Alla donna disse:
«Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà».
17 All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie
e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,

maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
18 Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l'erba campestre.
19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!».
20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.
21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.


 

COMMENTO AL TESTO

Siamo giunti al termine dei nostri incontri e al termine del capitolo terzo del libro Genesi. Abbiamo visto insieme l’azione misericordiosa di Dio che, preso atto della relazione ormai incrinata dal peccato, scende nel giardino per cercare la creatura perduta.

La seconda parte di quel dramma, che abbiamo ascoltato pocanzi, si apre con una maledizione, quella inflitta da Dio al serpente.

«Poiché tu hai fatto questo, sii maledetto…» (3,14). In questa frase ci sono alcuni elementi particolarmente significativi; anzitutto, l’autore sacro riconosce nel serpente l’origine del peccato. Egli ha insinuato il dubbio, è stato lui a tentare la coppia primigenia che, pur nella libertà, ha inclinato verso il peccato. Perché Dio maledice? Dio, in qualche modo, deve maledire il serpente per prendere le distanze e non essere accusato di complicità; maledire diventa una necessità per il dramma che è stato messo in scena. C’è però un ulteriore dato che non può essere trascurato; l’ultima parola del Creatore non può essere di maledizione. Infatti, mentre condanna il serpente ad una vita di nascondimento e di vita vile («sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai»), apre alla redenzione, mettendo la donna – dalla cui disobbedienza tutto ebbe inizio – nelle condizioni di riscattarsi.

«Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno» (3,15).

Con questo escamotage letterario l’autore del testo sacro svincola Dio dal rischio di essere visto come una sorta di antagonista dell’uomo: Dio ha creato l’uomo per la felicità e in nessun modo vuole che l’uomo esca dalla relazione con Lui. La tradizione cristiana chiama questa parte del racconto “protoevangelo”; di fatto ci troviamo dinanzi alla prima “buona novella” della storia dopo il pasticcio del peccato. Dio, pur condannando l’errore, apre alla possibilità della salvezza.

È bene fare una precisazione, però, circa i versetti citati. Il testo afferma che la stirpe della donna – ossia l’umanità nuova e redenta – sconfiggerà in modo definitivo la stirpe del serpente, giacché l’azione di schiacciare la testa è più forte dell’insidiare il calcagno.  Questa immagine è stata riletta dalla tradizione cristiana in una duplice forma:

  1. L’interpretazione più immediata di questo passaggio collega la discendenza della donna alla discendenza davidica, dunque al Messia e – per la tradizione cristiana – a Gesù. Molti interpreti hanno visto nella profezia di Isaia (11,1-9) un primo segno di questa promessa di Dio e, nella nascita dalla Vergine di Gesù, il pieno compimento. Afferma San Giovanni Paolo II: «Nel “protoevangelo” in un certo senso il Cristo viene annunciato per la prima volta come “il nuovo Adamo” (1 Cor 15, 45). Anzi la sua vittoria sul peccato, ottenuta mediante l’“obbedienza fino alla morte di croce” (Fil 2, 8), comporterà una tale abbondanza di perdono e di grazia salvifica, da superare smisuratamente il male del primo peccato e di tutti i peccati degli uomini. Scrive ancora san Paolo: “Se per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini” (Rm 5, 15)»[1].
    1. A partire, invece, da una immagine dell’Apocalisse (Ap 12), che vede al centro della scena una donna coronata di 12 stelle e con il drago sotto i suoi piedi, è stato riletto il passo della Genesi intravedendo in Maria Immacolata la donna che schiaccia la testa al serpente. Questa tipologia Eva – Maria è particolarmente cara ai Padri della Chiesa e alla liturgia; come, infatti, Adamo è visto tipo di Cristo, così Eva diventa figura di Maria. Dice S. Ireneo di Lione: «Era conveniente e giusto che Adamo fosse ricapitolato in Cristo affinché la morte fosse assorbita nell’immortalità e che Eva fosse ricapitolata in Maria, affinché la Vergine, divenuta avvocata di un’altra vergine, potesse annullare»[2]. Ed ancora: «Il nodo della disobbedienza di Eva fu sciolto dall’obbedienza di Maria; e ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, Maria lo ha sciolto con la sua fede»[3]. La stessa liturgia, nel prefazio IIa dell’avvento, dice: «La grazia che Eva ci tolse ci è ridonata in Maria.
      In lei, madre di tutti gli uomini, la maternità, redenta dal peccato e dalla morte, si apre al dono della vita nuova. Dove abbondò la colpa, sovrabbonda la tua misericordia in Cristo nostro salvatore».

Nella restante parte della pericope di Genesi che abbiamo ascoltata l’autore sacro mette in luce come il peccato abbia rovinato le relazioni fondamentali che costituiscono e fondano la persona umana; abbiamo già richiamato che la persona si costruisce attorno a quattro relazioni fondamentali, con Dio, con se stessa, con gli altri e con il creato. La scorsa settimana abbiamo messo in luce come il nascondersi dell’uomo e della donna dallo sguardo di Dio sia segno della rottura della relazione con Dio; questa sera metteremo in evidenza come il peccato abbia incrinato anche le altre relazioni.

In particolare, alla donna Dio fa prendere coscienza di come la disobbedienza abbia messo in discussione la bellezza dell’essere donna; infatti, due esperienze tipiche della donna sono vissute con sofferenza dominazione, il parto, che avverrà nel dolore, e l’attrazione verso l’uomo, che sarà vissuta come dominazione e sfruttamento.

L’uomo, reo di non aver ascoltato la voce di Dio, vivrà anch’egli una relazione conflittuale con sé, con la donna e con il creato che gli sarà ostile: egli, che desiderava diventare come Dio, sperimenterà il dolore e la fatica di trarre frutto dalla terra dalla quale egli stesso è stato tratto e che gli diventa inospitale. L’estrema solidarietà con la terra sarà sperimentata solo al momento della morte quando l’uomo, tratto dalla terra, alla terra ritornerà.

È bene notare che il testo, per quanto utilizzi un tono molto duro e solenne, apre allo spiraglio della redenzione; lo abbiamo già visto nel segno della lotta tra la stirpe della donna e la stirpe del serpente, ma è chiaro anche e soprattutto nella rilettura che ne fa l’apostolo Paolo. Nella lettera ai Romani, infatti, è chiara la relazione tra Adamo, il primo uomo, e Cristo, il vero uomo. Benedetto XVI, a riguardo, scrive:

«Con Rm 5,12-21 il confronto tra Cristo e Adamo si fa più articolato e illuminante: Paolo ripercorre la storia della salvezza da Adamo alla Legge e da questa a Cristo. Al centro della scena non si trova tanto Adamo con le conseguenze del peccato sull'umanità, quanto Gesù Cristo e la grazia che, mediante Lui, è stata riversata in abbondanza sull'umanità. La ripetizione del “molto più” riguardante Cristo sottolinea come il dono ricevuto in Lui sorpassi, di gran lunga, il peccato di Adamo e le conseguenze prodotte sull'umanità, così che Paolo può giungere alla conclusione: “Ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20). Pertanto, il confronto che Paolo traccia tra Adamo e Cristo mette in luce l’inferiorità del primo uomo rispetto alla prevalenza del secondo»[4].

C’è un ulteriore aspetto; non solo Cristo, nella rilettura paolina, diventa il redentore dell’uomo, ma nell’uomo redento c’è il riscatto dell’intera creazione; per s. Paolo, infatti, il peccato dell’uomo e della donna ha un effetto globale, anche sulle altre realtà create: «L’ardente aspettativa della creazione – scrive l’apostolo – è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). La redenzione dell’uomo in Cristo è il punto di lancio per la redenzione dell’intera creazione: se dall’uomo è sorta la caduta, dall’uomo riparte la rinascita.

Nel messaggio di Francesco per la Quaresima 2019, che ha tema proprio la redenzione del creato, è scritto:

«Quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento». E ancora: «Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano»[5].

Siamo protesi, ormai, verso la Pasqua e durante la notte santa canteremo: «Egli [Cristo] ha pagato per noi all'eterno Padre il debito di Adamo, e con il sangue sparso per la nostra salvezza ha cancellato la condanna della colpa antica». Mettiamoci in cammino perché la revoca della condanna, avvenuta una volta e per sempre nella storia della nostra umanità, possa realizzarsi esistenzialmente nella vita di ciascuno, fino alla rivelazione piena dei figli di Dio quando, insieme alla creazione, libera dalla corruzione del peccato, intoneremo in eterno il nostro canto dei redenti a Dio Padre Onnipotente. Amen.



[1] Giovanni Paolo II, Udienza generale, 17 dicembre 1986.

[2] Ireneo, Dimostrazione della predicazione apostolica, 33. La prima testimonianza di lettura tipologica Eva – Maria si ha in san Giustino Martire nel Dialogo con Trifone.

[3] Id., Contro le eresie, 3,22.

[4] Benedetto XVI, Udienza generale, 03 dicembre 2008.

[5] Francesco, Messaggio per la Quaresima 2019.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 11 Aprile 2019 16:45)

 
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