Home IL PARROCO Editoriali 2019 "Va, Vendi... Seguimi". Edit. Febbraio 2019

"Va, Vendi... Seguimi". Edit. Febbraio 2019

«VA, VENDI… SEGUIMI»

sac. Francesco Cazzato



Da pochi mesi avevo lasciato l’insegnamento di “Teologia Dommatica” nella Scuola Diocesana di Teologia e nel marzo di quel primo anno dell’episcopato di mons. Caliandro, a un anno di distanza dalla morte di don Tonino Bello, il grande cinema-teatro dell’oratorio di Ugento era stracolmo di presenze perché si celebrava l’annuale “Settimana Teologica” dal titolo: “Fissatolo, lo amò” (Mc 10,21). Dato che l’evangelista Matteo chiama quel tale: “giovane”, quelle tre parole erano state scelte come tema della pastorale sui giovani. Da qui, nei dibattiti che seguivano le relazioni, il solito fuoco di fila sulle colpe dei preti: se i giovani non vengono in chiesa…, se si allontannano… è perché i preti non sanno ripresentare lo sguardo di Gesù. A rimarcare l’incapacità del clero ugentino veniva messa in gioco, emotivamente, la fulgida figura di don Tonino, dimenticando che don Tonino si è sentito sempre parte del nostro clero (vedi la sepoltura ad Alessano) e solo per dieci anni era stato vescovo di Molfetta.

Sollecitato dagli sguardi dei numerosi ex-allievi, mi sono avvicinato al microfono e ho invitato tutta a leggere il vangelo nella sua completezza, perché quel “tale”, nonostante sia stato fissato e amato da Gesù, “se ne andò rattristato”; quindi… incapacità anche di Gesù?

In occasione del “Sinodo dei giovani” indetto da papa Francesco, quella parolina “giovane” di Mt 19,20 ha suggerito lo stesso titolo all’assemblea diocesana del settembre scorso, dove sono state ripetute più o meno le stesse cose, allargando però l’incapacità all’intera comunità ecclesiale.

Penso sia utile ripercorrere una lettura, anche se parziale, del brano di Marco 10,17-30 contente una altissima teologia; il tema non discosta molto dalle righe precedenti del vangelo dove è stato trattato il matrimonio come realtà indissolubile: se nel progetto di Dio marito e moglie sono una sola carne indivisibile, ancor più lo è il discepolo unito a Cristo.

«Un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo”.

Ai gesti e ai complimenti piuttosto eccessivi e cerimoniosi Gesù rispose quasi seccato, come a dirci che non si lascia incantare dalle belle parole, dalle cerimonie: “solo Dio è buono”; la bontà di Gesù non è misurabile dai miracoli e dagli insegnamenti, la vera Bontà di Gesù si manifesterà nella sua Pasqua: Gesù-Dio. E, per stare alla domanda che punta sul “fare”, con un tono casalingo Gesù enumera solo i comandamenti che riguardano i rapporti con gli uomini. L’uomo resiste bene all’esame di coscienza propostogli e tranquillamente risponde di aver osservato tutto sin dalla giovinezza. A questo punto Gesù a scaldarsi reagendo con gesti e parole forti. Quell’uomo vuole “entrare in Dio” (sia la lingua ebraica che la lingua greca non hanno il verbo: avere), è ricco, ma le sue ricchezze non lo fanno sentire in Cielo e neppure la sua bontà d’animo e l’osservanza della Legge di Mosè, egli vuole davvero essere nella “Vita dell’Eterno”.

«Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va, vendi… dallo ai poveri… vieni e seguimi”».

Lo stesso sguardo con cui aveva fissato i primi discepoli lungo il lago e con un gesto caloroso (“lo amò” = lo alzò, lo abbracciò, lo baciò) gli propose una richiesta mai fatta a nessun altro discepolo, né farà ad altri. (Gli apostoli che seguivano Gesù conservavano i loro beni: Pietro ha ospitato Gesù a casa dove la suocera…, con la barba più volte con Gesù ha attraversato il lago…, è andato a pescare con la sua barca anche dopo la resurrezione di Gesù. Molte persone amiche di Gesù erano benestanti e assistevano con  i loro beni il gruppo di Gesù…. Maria, sorella di Lazzaro, ha speso 300 denari per un profumo… Di Gesù stesso non è detto che abbia venduto la casa di Nazaret, dove abitava sua madre Maria, per dare il ricavato ai poveri…). Il vangelo narra con stupore l’episodio id Zaccheo, l’uomo ricco di Gerico, che desiderava, senza che sia stato Gesù a chiederlo, donare ai poveri non tutto, ma la metà dei suoi beni.

Le parole di Gesù al giovane ricco fanno riferimento ad alcuni fatti di cronaca che si erano verificati. Poiché era convinzione comune che il tempo dell’attesa era terminato e che il Messia sarebbe apparso molto presto a Gerusalemme (è il motivo per cui Erode aveva costruito un nuovo grande Tempio), alcuni ebrei benestanti vendevano i loro beni per comprare casa a Gerusalmme e frequentavano quotidianamente il Tempio sperando nel fortunato incontro (vedi: Simenone… Anna… Lc3,25); qualcuno, temendo di morire prima dell’incontro con il Messia, aveva fatto preparare la propria tomba non al proprio paese di origine (vedi: un certo Giuseppe nativo di Arimatea) come tradizione, ma a Gerusalemme, sperando di risvegliarsi, al suo no della tromba degli angeli, dal sonno della morte e trovarsi in prima fila davanti al Messia per ricevere la vita eterna.

Ebbene, Gesù parte da questi esempi (noti ai suoi ascoltatori) di persone facoltose e buone, desiderose di entrare nella vita eterna, per dire che il Messia è già venuto; è possibile vendere la proprie case e i campi non per comprare una casa o costruire una tomba a Gerusalemme, ma alleggerirsi, donando ai poveri, per seguirlo.

Gesù non condanna quell’uomo buono che si allontana triste, anzi ne approfitta per un ragionamento di carattere generale sulla ricchezza. I discepoli, abituati in quel tempo a considerare i ricchi come persone benedette da Dio, erano sconcertati dalla severità con cui Gesù ne parlava: il ricco è tentato a voler accatastare il suo pezzo di terra nel Regno dei Cieli. E, per non accrescere il turbamento, Gesù chiama i discepoli “figli”, aggiungendo che non sono sufficienti le opere buone per entrare nella “Vita dell’Eterno” (= “più facile che un cammello…., impossibile… tutto è possibile presso Dio”); ripetendo le parole che sua madre, Maria, aveva ascoltato dall’angelo, ribadisce che la salvezza è solo dono di Dio.

Tutti siamo ricchi di qualcosa: soldi, salute, inventiva, intelligenza, temperamento, amicizie…, ma non sono questi valori che danno Salvezza, “manca” sempre qualcosa: posporre al 2° posto le nostre ricchezze, il 1° posto è Dio. Noi con le nostre opere buone possiamo ingrandire la capacità di ricezione, come un allargare il grembiule (= un tempo le donne mettevano la spesa nel grembiule), Dio non si lascia vincere in generosità.

 
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