Home IL PARROCO Editoriali 2019 Una antica lite per noi preziosa. Editoriale Marzo 2019

Una antica lite per noi preziosa. Editoriale Marzo 2019

UNA ANTICA LITE… PER NOI PREZIOSA

 

sac. Francesco Cazzato


 


“Com’era la chiesa precedente l’attuale?”. La curiosità di coloro che in questi anni mi hanno posto la domanda combacia con la mia, anch’io coltivo il desiderio di saperne di più. A fare le proporzioni con alcuni manufatti dell’antica chiesa tutt’ora esistenti: la torre campanaria, il grandioso ciborio ligneo recentemente restaurato dell’altare maggiore, alcune tele tra cui il grande dipinto del Catalano raffigurante il martirio di S. Andrea, la statua in pietra del Padre Eterno… non doveva essere piccola, certamente meno grande dell’attuale. La “Visitatio” nel 1711 di mons. De Rossi elenca, nella chiesa costruita nel 1561, la presenza di undici altari, oltre l’altare maggiore, ma dove era situato quest’ultimo? Era nello stesso posto dove si trova l’attuale ?

In un contenzioso giudiziario scoperto recentemente (contenuto in due documenti: il 1° formato da 7 pagine con data 7 marzo 1779 e il 2° di 10 pagine in data 5 aprile 1779) vi è la risposta.

In sintesi: nel 1778 il principe Alfonso de Liguori, approfittando della costruzione della nuova chiesa parrocchiale, aveva rifatto la copertura del sepolcro che si trova ai piedi dell’altare maggiore con una lapide in marmo bianco, con il grande stemma del casato e la solenne iscrizione

ALPHONSUS DE LIGUORO

PATRITIUS NEAPOLITANUS

PRINCEPS PRAESITIJ AC DUX PUTEI MAURI

RESTAURAVIT ANNO DOMINO

MDCCLXXVIII

Qualcuno (sarà stata la “Universitas” o qualche famiglia altolocata?) mise in dubbio l’appartenenza di tale tomba alla famiglia De Liguori, probabilmente perché da molti decenni quella tomba non era stata utilizzata dalla famiglia dei feudatari: i principi Bartilotti, fino a Vincenzo ultimo discendente morto il 28 ottobre 1705 a 22 anni, avevano preferito venire sepolti nella loro tomba, nella chiesa di S. Maria degli Angeli.

Per chiarire la questione, vennero convocati a Ugento dal Tribunale Vescovile sette sacerdoti tra i più anziani, uno quasi novantenne, del clero di Presicce guidati dal decano sac. don Giuseppe Vozza e, separatamente, venne loro chiesto di attestare davanti al giudice e al notaio quanto ricordassero circa la tomba che si trova “ai piedi dell’altare maggiore” della chiesa ormai demolita di Presicce. Ecco le dichiarazioni: i sacerdoti hanno sempre saputo che la tomba in questione era sempre appartenuta alla famiglia feudataria di Presicce e, per via ereditaria, ai sigg. Vaaz [da notare: si tratta di una ricca famiglia proveniente dal Portogallo e di origine ebrea], baroni di Presicce, ai successori Bartilotti e quindi ai De Liguoro. Hanno ricordato inoltre che nel 1729, essendoci stata una grande epidemia e i sepolcri comuni già pieni di cadaveri, il sepolcro gentilizio fu utilizzato per la sepoltura dei cittadini. [Ho consultato i registri parrocchiali e riscontrato in effetti che nel 1729 ci furono 91 defunti su di una popolazione di circa 1100 abitanti, inoltre coincide con la momentanea perdita del feudo da parte dei De Liguori]. In altra occasione fu sepolto un cittadino, ma saputo l’accaduto, il vice barone di quel tempo, don Carlantonio Torriani, fece ricorso alla Curia Vescovile e il cadavere fu tolto. Inoltre, durante la “Visita” del vescovo Arcangelo Maria Ciccarelli (vescovo di Ugento dal 1739 al 1747) l’utilizzo di quella tomba fu “sospeso” perché la lapide sepolcrale era sbrecciata.

Tutti hanno ricordato l’episodio avvenuto undici anni prima (1768), dopo la morte del Duca don Nicola, il figlio primogenito di don Alfonso, pensando a una prossima “Visita” del vescovo, fece sostituire la vecchia lapide. Con maggiore ricchezza di particolari il sac. don Andrea Giannotta ha raccontato che verso giugno del 1768 un “cavalcante” (=soldato), il quale, perché ormai anziano faceva da servitore nel palazzo, vide un mattino affacciarsi il barone don Alfonso che gli disse di chiamare il muratore Giuseppe Maria Nicolardi al quale ordinò di utilizzare il “fondo di pila rotta di pietra leccese che era nel cortile nobile”, segarlo in forma di “chianca” e applicarlo al posto della vecchia lapide. Nel compiere il lavoro, il muratore, spinto dalla curiosità di vedere come fosse la volta, si era calato e l’aveva ispezionato fino in fondo e altro non vide se non un piccolo mucchio di terra senza alcun frammento di “ossa aride”.

Dal carteggio sunnominato nasce la certezza che l’attuale altare maggiore si trova sullo stesso posto dove era il precedente, stante la posizione della lapide posta dal principe Alfonso. Da altri indizi si può dedurre che la chiesa demolita per dar posto all’attuale fosse composta da un’aula rettangolare con la facciata un po’ più arretrata, con inizio in linea con il campanile e minor spazio dietro l’altare maggiore, tutta attorniata da cappelle e cappelline di grandezza, altezza e forme diverse, ospitanti 11 altari, alcuni delle quali occupavano sul lato sinistro il pancone di pietra esterno utilizzato in seguito dagli anziani come sedile.

Per contrasto con il vecchio edificio dall’aspetto “disordinato” per la presenza di numerose e difformi cappelle, la nuova chiesa è stata voluta con meno altari laterali (n. 8), luminosa e ingrandita con la presenza dei due transetti che le danno forma di “croce latina” dalle linee architettoniche perfette nella loro simmetria, conservando intatto il cuore delle chiesa precedente: il posto dell’altare maggiore.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 14 Febbraio 2019 09:37)

 
Contatore Visite
mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterOggi14
mod_vvisit_counterIeri105
mod_vvisit_counterQuesta settimana119
mod_vvisit_counterLa settimana scorsa934
mod_vvisit_counterQuesto mese13794
mod_vvisit_counterIl mese scorso52085
mod_vvisit_counterTutti i giorni1801461

Online: 5
Il tuo IP è: 54.87.61.215
,
Oggi è: Mag 20, 2019