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L'iniziazione cristiana in Branca R/S (don P. Nicolardi)

L’INIZIAZIONE CRISTIANA IN BRANCA R/S

don Pierluigi Nicolardi

L’iniziazione cristiana è, concretamente, «il processo globale attraverso il quale si diventa cristiani»; questo processo è scandito propriamente da due fasi; la prima anticamente era detta “catecumenale”, di preparazione remota, prossima e immediata all’accoglienza dei sacramenti, la seconda fase era chiamata col termine “mistagogia”. Il Rito di Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA), al n. 37, afferma che, dopo aver ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Confermazione ed Eucaristia), «la comunità insieme con i neofiti prosegue il suo cammino nella meditazione del Vangelo, nella partecipazione all'Eucaristia e nell'esercizio della carità, cogliendo sempre meglio la profondità del mistero pasquale e traducendolo sempre più nella pratica della vita. Questo è l'ultimo tempo dell'iniziazione cioè il tempo della "mistagogia" dei neofiti».

La Branca R/S, rispetto all’iniziazione cristiana, si trova nella seconda fase, quella della mistagogia; il Progetto Unitario di Catechesi (PUC), infatti, afferma che il momento del Noviziato e del Clan che prelude alla Partenza, è un «momento decisivo e conclusivo di tutto il cammino educativo scout e cristiano: esso diventa il punto culminante in cui si concentra in maniera più precisa tutta l’iniziazione cristiana» (n. 47). Il tempo del Clan, in particolare, introduce il giovane nella dimensione della risposta al dono di Dio, preparandosi a scelte di vita orientate al servizio; a motivo di ciò, l’iniziazione cristiana, intesa in chiave mistagogica, deve poter essere una evangelizzazione costante ed essenziale capace di informare l’esperienza di fede; il fine è far sentire i giovani R/S interpellati dalla parola viva perché possano vivere la propria vita come una risposta ad una chiamata. In questo senso, l’iniziazione cristiana è intesa dal PUC non già come un fatto culturale di apprendimento, bensì come «costume, realtà viva, modo di vita che piano piano si acquisisce e rende più facile la percezione intellettuale, la quale a sua volta illumina e determina il comportamento esistenziale» (n. 48).

Si comprende, allora, che l’annuncio cristiano e il percorso – pur doveroso e necessario – di iniziazione cristiana devono poter essere proposti guardando con intelligenza e maturità al metodo proprio scout e agli strumenti tipici della Branca. In particolare, i tre punti della carta di clan, ossia strada, comunità e servizio, vere e proprie “esperienze maestre, vengono in aiuto dei capi educatori.

La comunità nel metodo e nella logica scout è un soggetto educante, luogo e tempo di crescita nel quale il giovane trova pieno incontro col sé nell’esperienza del noi; la comunità non è un luogo “banale”, una sorta di contenitore di attività, ma la dimensione spazio-temporale entro la quale si matura l’attitudine spirituale di essere aperti all’amore nella relazione e a Dio Trinità, che si rivela come Dio “in relazione” (cf. AGESCI, Prime riflessioni e indicazioni per l’iniziazione cristiana in AGESCI, n. 104). L’esperienza della comunità offre al rover e alla scolta la possibilità, pur nella fatica della relazione, di aprirsi alla comunione, esperienza più alta e intima del noi, segno più autentico dell’esperienza ecclesiale. L’Eucaristia è il sacramento che, più di ogni altro, è segno della comunione; a partire dalle parole maestre della giungla – «Siamo dello stesso sangue tu ed io», dice Chil – e fino all’esperienza nel clan, il metodo suggerisce che non c’è altro modo di fare comunione se non attraverso la comunità, edificata ed alimentata dal sacramento della comunione, l’Eucaristia.

La seconda “esperienza maestra” è la strada. Per sua natura, la strada è foriera di notevoli analogie con la vita; anzi, la stessa vita è paragonata spesso ad un sentiero. La bozza del documento sull’iniziazione cristiana in AGESCI suggerisce due piste di riflessione. La prima, la strada ci chiede di essere; per sua natura, ogni sentiero anzitutto chiede di collocarci in una dimensione spazio-tempo ben precisa e incardinata, aperta al futuro e alimentata dalla speranza, ma senza fughe dal mondo contemporaneo, segnato talvolta anche da fallimenti e fatica. La seconda pista, la strada “diviene”. Essa ci insegna che solo mettendosi in cammino è possibile fare esperienza; chiaro anche che la spiritualità della strada si apre anche alla dimensione escatologica di un dopo e di un oltre che ha radice proprio nella logica del cammino che desidera raggiungere i confini e superarli. Ancora una volta, l’Eucaristia è il sacramento che fa da sfondo alla spiritualità della strada, intesa come pane del cammino, ma anche pegno dell’eredità futura.

L’ultima “esperienza maestra” è il servizio; nella branca RS il servizio è risposta libera all’amore cui ciascuno è chiamato, è disponibilità ad amare l’altro, chiunque esso sia. La scelta di servizio, che si concretizza in modo pieno nella partenza, cresce e matura nel corso di tutto il percorso scout, fin dai primordi quando viene insegnato al lupetto e alla coccinella il senso del saluto scout, “il più grande aiuta il più piccolo”. Compito della proposta di fede scout, allora, sarà aiutare i giovani rover e scolte a coscientizzare che il servizio altro non è che il naturale risvolto della spiritualità eucaristica, la continuità dell’esperienza vissuta da Cristo nel cenacolo, il quale, dopo aver mangiato la pasqua con i suoi discepoli, cinto dell’asciugatoio, si mise a lavare loro i piedi (cf. Gv 13).

Proposta per i Capi Clan e Fuoco

Obiettivo: In R/S la catechesi ha la funzione principale di aiutare il giovane a coscientizzare che le scelte che va maturando hanno un valore in relazione alla maturità cristiana; la fede, anzi, è l’orizzonte di senso che lo aiuta nella strutturazione delle scelte e nell’adesione alle “virtù difficili”. Ai capi, nel laboratorio sull’IC, non viene chiesto di costruire una catechesi per il Clan, ma di vivere loro stessi una esperienza di strada e di deserto. Verranno invitati a riflettere sul proprio ruolo di capi, rileggendo così la loro esperienza di servizio. L’obiettivo è far comprendere che la catechesi, oltre che essere un momento esplicito e formale, è anche la rilettura dell’esperienza fatta attraverso gli strumenti propri della Branca.

Attività: I Capi, all’arrivo al Tabor, saranno invitati a fare deserto lungo la strada; qui, incontreranno due sassi di inciampo, la strada della comunità e la strada del servizio. Saranno guidati nella riflessione da un testo di don Tonino Bello sulla comunità, e da un testo di Madaleine Delbrel, Il catino di acqua sporca, sul senso del servizio, oltre che da alcune domande sul senso dell’Eucaristia per la loro vita. Arrivati a destinazione, i Capi saranno bendati e sarà chiesto loro di continuare la riflessione personale e, in seguito, di condividere quanto vissuto per strada. Al termine troveranno un puzzle con le parole di Madaleine Delbrel che, ricomposto, sul retro formerà l’immagine di Gesù che lava i piedi al discepolo. Al termine sarà letto il testo del vangelo di Giovanni 3,1-21, sull’incontro con Nicodemo.

Concetto: L’esperienza della strada e il deserto sulla comunità e il servizio sono necessari per far vivere ai capi la stessa esperienza che viene proposta ai RS. Il mettersi bendato per continuare a riflettere sulla comunità e il servizio e la condivisione ha due obiettivi; il primo, è far comprendere come talvolta fare comunità e vivere servizio al buio, senza guardare negli occhi chi ci sta accanto, ci libera da pregiudizi. Il secondo obiettivo è far emergere che i nostri RS, come Nicodemo, giungono da noi nella “notte della fede”. Spesso questa “notte” vuol dire dubbio, talvolta nasconde ferite e paure, ma di questa notte non dobbiamo avere paura, piuttosto, come Gesù, dobbiamo indicare ai ragazzi la via che riporta alla luce.

 
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