Home IL VICEPARROCO Omelie e Catechesi 2019_02_06 Cuore di Gesù, in cui abita la pienezza della divinità (don P. Nicolardi)

2019_02_06 Cuore di Gesù, in cui abita la pienezza della divinità (don P. Nicolardi)

Cuore di Gesù,

in cui abita tutta la pienezza della divinità[1]

Don Pierluigi Nicolardi



La riflessione che abbiamo vissuto insieme in questi giorni ha avuto come filo conduttore le litanie del Sacro Cuore, in particolare abbiamo riflettuto su due invocazioni che avevano come contenuto le virtù teologali e la virtù cardinale della giustizia. Per entrambe le categorie di virtù abbiamo detto che è necessario un processo di educazione e di apprendimento perché l’uomo non nasce virtuoso, ma lo diventa; nella fede cristiana, infatti, noi sappiamo che nasciamo tutti sotto il dominio del peccato e che la grazia battesimale ci fa rinascere a vita nuova, ossia nella vita del Figlio di Dio.

Tra le invocazioni litaniche al Sacro Cuore ve n’è una che fa da sintesi al breve percorso fatto sin qui: «Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità». Anzitutto perché le virtù teologali sono atteggiamenti propri del Figlio di Dio; abbiamo ricordato che si crede, si spera e si ama nella fede, nella speranza e nella carità del Figlio di Dio. Egli, vero Dio, partecipa a noi tutte le virtù; Egli, abbiamo ricordato il primo giorno, è abisso di tutte le virtù perché nella sua persona abita tutta la pienezza della divinità.

Delle virtù cardinali abbiamo solo accennato alla giustizia; in generale, esse sono – afferma s. Ambrogio – cardini della vita umana, sono atteggiamenti che sono propri della persona umana. Se è vero che fede, speranza e carità sono infuse, donate per mezzo dello Spirito Santo, sono cioè dono di grazia, le virtù umane sono frutto di apprendimento e dell’educazione (cf. CCC, 1804). È vero altresì che le virtù umane sono purificate e rinnovate dalla grazia. Non solo; Cristo, essendo anche vero Uomo, è colui che incarna a pieno titolo anche l’immagine dell’uomo virtuoso. Il Concilio Vaticano II, nella costituzione pastorale Gaudium et spes, ricorda che «chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo» (n. 41). Se Cristo è l’uomo perfetto, allora in Lui risiede tutta la pienezza della divinità e dell’umanità; in questa direzione si esprime anche san Paolo quando, nella lettera ai Colossesi, afferma in Cristo «abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi avete in lui parte alla sua pienezza» (Col 2,9-10).

Aderire a Cristo, vero Dio e vero Uomo, a Lui, nella cui persona del Verbo incarnato risiede tutta la pienezza della divinità, vuol dire allora diventare sempre più uomini e sempre più simili a Dio.

Di qui, l’inverare anche di un’altra invocazione al Sacro Cuore che diviene complemento della prima: «Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto». Partecipare alla pienezza di Gesù ci fa ricevere pienezza di grazia e di umanità. Non a caso, quest’ultima invocazione è parte del prologo del Vangelo di Giovanni, testo nel quale l’evangelista rivela che il Verbo di Dio si è fatto Carne, che l’Eterno è entrato nel tempo, che l’Abisso ha preso dimora nel nostro abisso; e in questo discendere nell’abisso dell’uomo, è iniziato il processo di risalita e di divinizzazione che passa prima di tutto da un processo non meno importante, quello di umanizzazione. Il Verbo, infatti, si è fatto carne perché noi tutti potessimo essere resi partecipi della natura divina (cf. 2Pt 1,4), ma non attraverso un processo astratto e disincarnato, bensì attraverso la nostra stessa umanità assunta e redenta dal Cristo.

Per vivere una umanità pienamente rifiorita in Dio, allora, è necessario vivere nella vita del Figlio di Dio. Egli, vero Dio, ci dona le «virtù difficili» della fede, della speranza e della carità; vero Uomo, ci insegna a vivere pienamente la nostra umanità.

Affido ancora una volta a santa Caterina da Siena il compito di chiudere la nostra riflessione; nel Dialogo sulla Divina Provvidenza, chiedendo a Dio cosa l’ha mosso a rivestire della nostra umanità corrotta il suo ineffabile Verbo, afferma:

«O abisso di carità! Qual cuore non si sentirà gonfio di commozione al vedere tanta altezza discesa a tanta bassezza, cioè alla condizione della nostra umanità?

Noi siamo immagine tua, e tu immagine nostra per l'unione che hai stabilito fra te e l'uomo, velando la divinità eterna con la povera nube dell'umanità corrotta di Adamo. Quale il motivo? Certo l'amore.

Per questo amore ineffabile ti prego e ti sollecito a usare misericordia alle tue creature». 

Cuore di Gesù, mite ed umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo.



[1] Omelia in occasione delle Quarant’ore presso la Parrocchia S. Carlo Borromeo in Acquarica del Capo. Chiesa Cristo Risorto, 06 febbraio 2019.

 
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