Home IL VICEPARROCO Omelie e Catechesi (don Pier) 2019_02_05 Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità (don P. Nicolardi)

2019_02_05 Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità (don P. Nicolardi)

Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità[1]

Don Pierluigi Nicolardi


 


Abbiamo avuto modo di riflettere sulle virtù teologali, affermando che queste sono atteggiamenti di Cristo, il Figlio di Dio, infusi nei cristiani per mezzo della grazia battesimale.

Un’altra invocazione delle litanie si esprime così: «Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità». Anzitutto, si citano due virtù di natura differente, la giustizia, virtù umana, detta cardinale, e la carità, virtù teologale; perché questo accostamento?

Prima di rispondere a questa domanda dobbiamo chiarire i termini; sì, perché quando si parla di giustizia siamo spesso portati a pensare che si tratti della cosiddetta “giustizia distributiva, del concetto comune di giustizia, secondo cui è giusto chi dà a ciascuno il suo, così come afferma la tradizione aristotelico-tomista del «dare unicuique suum». Il concetto di giustizia tradizionale si avvicina al nostro modo di intendere il mondo e le cose; per noi si è giusti quando si spartiscono le cose in parti uguali, quando diamo a ciascuno secondo quanto si merita, e questo sia nel bene e sia nel male.

Senza scomodare Dio, però, questo modo di pensare alla giustizia ha creato – e continua a creare anche nelle nostre famiglie – non pochi disagi e problemi; infatti, la pretesa di fare a tutti parti uguale è il più grande principio di ingiustizia. Scriveva il grande don Lorenzo Milani, nella celeberrima Lettera ad una professoressa, che «non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali»; e di questo ne possiamo prendere atto senza scomodare grandi esempi, ma solo entrando nella quotidianità delle nostre famiglie. Se ho due figli, uno che ha meno possibilità economiche ed ha bisogno di aiuto e un altro che ha un buon tenore di vita, posso dare lo stesso aiuto a l’uno o all’altro? Non farei forse un torto, non sarei ingiusto nei confronti del figlio meno fortunato? Essere giusti, allora, anche nella vita quotidiana, non è “fare le cose uguali”, ma saper riconoscere a ciascuno secondo quanto ha bisogno.

Nel linguaggio biblico il concetto di giustizia va ben oltre anche la logica di dare a ciascuno secondo il bisogno; nella Sacra Scrittura i giusti non sono coloro che rispettano tout court la Legge, bensì coloro che compiono la volontà di Dio. Un esempio di “uomo giusto” è san Giuseppe (cf. Mt 1,19); egli è giusto non perché osserva scrupolosamente la Legge, ma perché compie il disegno di Dio, è in linea con la volontà di Dio.

Gesù è fonte di giustizia perché Egli è il giusto per eccellenza; Gesù l’uomo in tutto obbediente al Padre, colui che compie la volontà di Dio; la lettera agli Ebrei, circa l’obbedienza di Gesù, dice:

«Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:
Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: “Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà”».

Abbiamo già potuto riflettere sulla virtù della carità, mettendo in evidenza come Gesù sia fonte di carità perché ha vissuto nell’amore mostrandoci che vivere nella carità autentica significa amare «fino alla fine» (Gv 13,1), obbedendo al comando del Padre. E ho già ricordato come la carità è la «forma delle virtù»; infatti, la carità, che pure esige la giustizia – non può esserci, infatti, amore senza giustizia – la carità supera il concetto stesso di giustizia. Carità è amore pieno, che non conoscere regole e misure; nessun criterio di giustizia, infatti, può spiegare mai pienamente l’amore, in particolare l’amore di Cristo «fino alla fine».

Un aforisma di Seneca recita ocsì: «Si vis amari ama», se vuoi essere amato, ama. La carità supera la giustizia perché sfata questa sicurezza: ama anche se non sei amato perché così ama il tuo Dio. San Bernardo, nel De diligendo Deo, risponde a Seneca con questa frase: «La misura dell’amore è amare senza misura»; quando si è animati da carità autentica, come quella di Cristo, quale giustizia, quale metro di misura può reggere? Ieri comparavamo il cuore all’abisso e dicevamo che è il cuore a decidere della profondità dell’uomo. L’amore è abisso, una realtà senza limite, senza fondo, imperscrutabile.

Oggi la chiesa ricorda e celebra la nascita al cielo della martire Agata; il nome già ci comunica la profondità della misura dell’amore di questa donna, testimone di Cristo nel martirio: agathos vuol dire buono. Quale misura di giustizia ha mosso S. Agata a donare la sua vita? Nessuna misura.

Santa Caterina da Siena, nel Dialogo della Divina Provvidenza, di fronte allo scandalo di Dio che si dona senza misura, si chiede:

«Tu, abisso di carità, pare che sii pazzo delle tue creature, come tu senza loro non potessi vivere, con ciò sia cosa che tu sia lo Dio nostro che non hai bisogno di noi. Del nostro bene a te non cresce grandezza, però che tu sei immobile; del nostro male a te non è danno, però che tu sei somma ed eterna bontà. Chi ti muove a fare tanta misericordia? L’amore; e non debito né bisogno che tu abbi di noi, però che noi siamo rei e malvagi debitori».

Cuore divino di Gesù, rendi il nostro cuore simile al tuo.

 



[1] Omelia in occasione delle Quarant’ore presso la Parrocchia S. Carlo Borromeo in Acquarica del Capo. Chiesa Cristo Risorto, 05 febbraio 2019.

Ultimo aggiornamento (Martedì 05 Febbraio 2019 16:22)

 
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