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Capi, testimoni credibili del Risorto

3. Capi, testimoni credibili di Gesù Risorto

don Pierluigi Nicolardi, AE 



Il Patto Associativo ricorda ai capi il loro ruolo di evangelizzatori e di formatori cristiani delle nuove generazioni; questo ruolo deve potersi poggiare necessariamente su una identità cristiana matura che si alimenta in una esperienza di fede che cresce e si rinnova nell’ascolto della Parola di Dio, nella preghiera e nella vita sacramentale[1], soprattutto nell’Eucaristia, «fonte e culmine di tutta la vita cristiana»[2].L’Eucaristia – intesa come sacramento e atto celebrativo – è il luogo privilegiato dell’incontro con il Signore Risorto; «nella Santissima Eucaristia, infatti, è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua»[3].

Ciascun capo scout non potrà prescindere dal coltivare un’autentica spiritualità eucaristica; egli, infatti, è rannodato all’Eucaristia da un doppio nodo. Il primo nodo discende dalla sua identità di cristiano; ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica che:

«coloro che sono stati elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l'Eucaristia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore»[4].

Perché battezzato e conformato più profondamente a Cristo, il capo cristiano vive già nella forma eucaristica e perciò deve nutrirsi del Corpo di Cristo per essere costantemente trasformato in Lui e mantenuto nella sua forma.Il secondo nodo nasce dalla stessa identità dicapo; lo scautismo ha come scopo – tra gli altri – di formare “uomini e donne della partenza”, persone mature capaci di mettersi a servizio degli altri, che «si sforzano di informare la loro vita ad uno spirito di servizio, espressione autentica della carità»[5]. Per tale motivo il capo scout non può prescindere dall’Eucaristia; non c’è autentica spiritualità scout che non sia spiritualità eucaristica.

Benedetto XVI, nell’esortazione apostolica Sacramentumcaritatis, scrive:

«Sacramento della carità, la Santissima Eucaristiaè il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si manifesta l'amore “più grande”, quello che spinge a “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Gesù, infatti, “li amò fino alla fine” (Gv 13,1). Con questa espressione, l'Evangelista introduce il gesto di infinita umiltà da Lui compiuto: prima di morire sulla croce per noi, messosi un asciugatoio attorno ai fianchi, Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo, Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad amarci “fino alla fine”, fino al dono del suo corpo e del suo sangue»[6].

Il servizio al prossimo, pilastro dello scoutismo, non può essere concepito come semplice filantropia, bensì deve essere radicato nella spiritualità eucaristica; l’Eucaristia, infatti, è il sacramento della carità e del servizio verso il prossimo giacché è in esso che Cristo «continua ad amarci fino alla fine».

L’Eucaristia è un mistero che ha un intimo legame con la fede. Da un lato – ricorda Benedetto XVI – l’acclamazione pronunciata al termine della consacrazione «Mistero della fede» manifesta lo stupore dell’uomo di fronte alla conversione del pane e vino in Corpo e Sangue di Cristo, conversione che supera ogni comprensione umana[7]; lo stesso celebre inno Tantum ergo richiama questa verità, che cioè è necessario che supplisca la fede di fronte all’insufficienza dei sensi[8]. La fede è necessaria per comprendere il mistero dell’Eucaristia. Dall’altro lato, l’Eucaristia «è il compendio e la somma della nostra fede»[9]; Gesù ha dato tutto se stesso nel sacramento della carità e per questo esso è la sintesi perfetta della nostra fede.

La fede, allora, permette al cristiano di riconoscere nel pane e nel vino consacrati il Corpo e Sangue di Cristo e, al tempo stesso, l’Eucaristia alimenta la fede.

L’Eucaristia, dunque, non è solo un mistero da credere, ma anche un mistero da vivere.

Il capo scout cristiano deve poter avere un rapporto privilegiato e personale con l’Eucaristia, non solo perché la sua fede è alimentata e accresciuta dal sacramento della carità, ma anche perché questo è principio e di azione.

«Il mistero “creduto” e “celebrato” – ricorda ancora Benedetto XVI – possiede in sé un dinamismo che ne fa principio di vita nuova in noi e forma dell’esistenza cristiana. Comunicando al Corpo e al Sangue di Gesù Cristo, infatti, veniamo resi partecipi della vita divina in modo sempre più adulto e consapevole»[10].

L’Eucaristia non è un rito; è un evento, un incontro con Gesù Risorto. Questo incontro che si vive sacramentalmente permette alla persona – al capo – si vivere una vita rinnovata: la vita di Cristo passa nella vita del cristiano, le virtù di Cristo iniziano a vivere e operare nel cristiano. Lo stile e la spiritualità scout mirano ad educare la persona alle cosiddette «virtù difficili», che in realtà non sono anche virtù impossibili; si tratta di educazione alla libertà e alla responsabilità, educazione ad una visione di radicale ottimismo sull’uomo, educazione al servizio e al senso della comunità[11]. Queste virtù umane non appartengono ad ambiti separati da quelle cristiane; la fede, in realtà, è il motore propulsore di tutti gli atteggiamenti virtuosi dell’uomo; è «radice di pienezza umana, amica della libertà, dell’intelligenza e dell’amore»[12]. L’Eucaristia diviene perciò l’alveo fecondo entro il quale matura il tessuto virtuoso della persona.

Il processo di trasformazione morale indotto dal mistero eucaristico non può essere ridotto a puro moralismo[13]; l’incontro sacramentale con il Risorto fa scoprire al cristiano – e al capo -  la bellezza dell’amore di Dio che si dona totalmente, «fino alla fine» e si apre perciò ad un servizio generoso e amorevole verso gli altri. Si comprende bene, allora, che senza la fede, senza una autentica spiritualità eucaristica l’azione educativa, il servizio al prossimo e tutto l’impianto scout potranno essere pur ben fondati metodologicamente, ma mancherebbero di anima e di orizzonte.

Benedetto XVI afferma che

«il mistero dell'Eucaristia ci abilita e ci spinge ad un impegno coraggioso nelle strutture di questo mondo per portarvi quella novità di rapporti che ha nel dono di Dio la sua fonte inesauribile. […] Il cristiano laico in particolare, formato alla scuola dell'Eucaristia, è chiamato ad assumere direttamente la propria responsabilità politica e sociale»[14].

L’attenzione alla realtà politica propria del capo Agesci trova fondamento nel sacramento della carità; il Patto Associativo, infatti, impegna i capi cristiani alla responsabilità di educare – e di lasciarsi educare – al discernimento e alla scelta e di formare una coscienza credente capace di autentica libertà[15].L’Eucaristia, autentica scuola di giustizia e di carità, diviene la fonte dalla quale attingere per un impegno sociale e politico autentico, aiutandoci ad evitare forvianti compromessi e vuote utopie[16].

C’è un ulteriore aspetto che lega la spiritualità eucaristica alla spiritualità scout, ed è legato ad uno dei punti della Legge degli Esploratori e Guide: «Gli scout amano e rispettano la natura». Anche l’attenzione a l’amore verso il creato – proprio della spiritualità scout – non è altro che un risvolto della spiritualità eucaristica; la tensione a «lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato» trova pienezza di senso nella speranza cristiana:

«Le giuste preoccupazioni per le condizioni ecologiche in cui versa il creato in tante parti del mondo – continua Benedetto XVI – trovanoconforto nella prospettiva della speranza cristiana, che ci impegna ad operare responsabilmente per la salvaguardia del creato. Nel rapporto tra l'Eucaristia e il cosmo, infatti, scopriamo l'unità del disegno di Dio e siamo portati a cogliere la profonda relazione tra la creazione e la “nuova creazione”, inaugurata nella risurrezione di Cristo, nuovo Adamo. Ad essa noi partecipiamo già ora in forza del Battesimo (cfr Col 2,12s) e così alla nostra vita cristiana, nutrita dall'Eucaristia, si apre la prospettiva del mondo nuovo, del nuovo cielo e della nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal cielo, da Dio, “pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21,2)»[17].

«Nell’Eucaristia – ricorda papa Francesco – il creato trova la sua maggiore elevazione»[18]; anche l’attenzione verso la natura trova nell’Eucaristia il suo compendio.

Conclusioni: un cantiere aperto

Le riflessioni fin qui avanzate non hanno certo il carattere dell’esaustività, in nessuno dei temi trattati; si tratta solo di un invito alla riflessione, ma soprattutto all’approfondimento.

È un invito a riflettere sul ruolo dell’AGESCI, in quanto aggregazione laicale, nell’educazione alla fede e nei percorsi di iniziazione cristiana; è un invito, soprattutto, a riflettere sul ruolo del capo cristiano che, per sua natura, è educatore alla fede, catechista, ma soprattutto, nella sua intima qualità di fratello maggiore, è testimone di Gesù Risorto.

La testimonianza cristiana del capo si fonda su una struttura di fede personale matura, anche se sempre in cammino; di qui, l’esigenza di riportare alcune riflessioni sulla spiritualità scout fondata sulla spiritualità eucaristica. Servizio al prossimo, promozione della persona ed educazione alle virtù, impegno politico e sociale e salvaguardia del creato non sono – tout court – pilastri dello scoutismo, ma autentici segni della spiritualità cristiana fondata sull’Eucaristia.

Il presente documento, allora, si propone – semplicemente e senza pretese – come uno strumento aperto, un punto di partenza perché le Comunità Capi – e i singoli capi – insieme con i propri AE possano tracciare ulteriori e nuove traiettorie di spiritualità eucaristica incarnate nel metodo e nella spiritualità scout.

Buona strada!



[1]Cf. AGESCI, Patto Associativo, p. 4.

[2]Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen gentium, n. 11.

[3]Concilio Vaticano II, DecretoPresbyterorumordinis, n. 5.

[4]Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1322.

[5] AGESCI, Patto Associativo, p. 4.

[6]Benedetto XVI, Esortazione apostolica postsinodaleSacramentumcaritatis, n. 1.

[7]Cf. Sacramentumcaritatis, n. 6.

[8] «Praestetfidessupplementumsensuumdefectui».

[9]Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1327.

[10]Sacramentumcaritatis, n. 70.

[11]cf AGESCI, Sentiero fede, Roma 2010, pp. 69-70.

[12]Educare alla vita buona del Vangelo, n. 15.

[13]Sacramentumcaritatis, n. 82.

[14]Ivi, n. 91.

[15]Cf. AGESCI, Patto Associativo, p. 5.

[16]Cf. ivi.

[17]Ivi, n. 93.

[18]Francesco, Lettera enciclica Laudatosi’, n. 236.

 
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