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Educare alla fede oggi: il ruolo delle aggregazioni laicali (DP Nicolardi)

Educare alla fede oggi:

il ruolo delle aggregazioni laicali

don Pierluigi Nicolardi



 

Il compito di educare alla fede è proprio della Chiesa; essa, «come madre che genera figli per Dio nell’acqua del battesimo e li aiuta a crescere nella vita secondo lo Spirito»[1], è chiamata a insegnarci a parlare il linguaggio della fede[2].

La catechesi – intesa come processo di trasmissione della fede – «è compito assolutamente primordiale della missione Chiesa[3]» giacché, quest'ultima, nasce per annunciare il Vangelo; Gesù, infatti, ha voluto la Chiesa perché essa potesse prolungare la sua azione salvifica (cf Mt 28,19). L’educazione – e la catechesi – è missione ed identità della Chiesa, chiamata a favorire l’incontro tra Dio e l’uomo di oggi; la responsabilità educativa è propria della comunità cristiana, comunità che si rende visibile e viva nella parrocchia.

La parrocchia è il luogo naturale della trasmissione della fede; afferma il documento Incontriamo Gesù: «È qui [nella parrocchia] che è possibile rivolgere l’annuncio della buona notizia a tutti, anche ai più deboli, come le persone disabili e le loro famiglie, gli immigrati, i poveri; è qui soprattutto che i cristiani vivono l’anno liturgico, imperniato sulla Domenica, memoria viva della Pasqua»[4].

La parrocchia, allora, diventa il luogo nel quale proporre una esperienza cristiana a tutti, capace di raggiungere tutti; la comunità cristiana, nella sua complessità di carismi e ministeri, diviene, insieme al parroco, pastore proprio di questa porzione di popolo di Dio, in comunione con il Vescovo diocesano, protagonista dell’annuncio della parola e della trasmissione della fede[5]. Essa è «la comunità educante più completa in ordine alla fede»[6], «il luogo fondamentale della comunicazione del vangelo e la formazione della coscienza credente; rappresenta nel territorio il riferimento immediato per l’educazione e la vita cristiana […] favorisce lo scambio e il confronto tra le diverse generazioni; dialoga con le istituzioni locali e costruisce alleanze educative per servire l’uomo»[7].

Se è vero che la parrocchia, «Chiesa che vive tra le case degli uomini[8]», è il luogo privilegiato per l’annuncio della Parola e la catechesi[9], è vero anche che, nel contesto attuale così complesso, caratterizzato non solo dal cosiddetto «pensiero debole», ma anche da «legami latenti» e un senso di comunità e di appartenenza alle istituzioni che si va sempre più affievolendo, le aggregazioni laicali che operano in ambito ecclesiale rivestono un ruolo sempre più decisivo. Esse, attraverso le proprie proposte metodologiche, nella diversità dei carismi, hanno una forte valenza formativa: «si tratta di esperienze significative per l’azione educativa, che richiedono di essere sostenute e coordinate. In esse i fedeli di ogni età e condizione sperimentano la ricchezza di autentiche relazioni fraterne; si formano all’ascolto della Parola e al discernimento comunitario; maturano la capacità di testimoniare con efficacia il vangelo nella società»[10].

È opportuno sottolineare che i vescovi italiani, negli Orientamenti per il decennio 2010-2020, hanno affermato la necessità di «sostenere e coordinare» l’azione educativa dei gruppi e delle aggregazioni laicali.

Anzitutto, è necessario sostenere. La vita associativa, «pedagogicamente organizzata e intenzionalmente orientata al progressivo perfezionamento umano e spirituale dei suoi aderenti»[11], favorisce lo sviluppo delle capacità e delle potenzialità della persona, aiutandola ad aprirsi anche a orizzonti e prospettive di senso[12]. L’annuncio, la catechesi e l’iniziazione cristiana per i sacramenti si inseriscono in una prospettiva educativa integrale.

Inoltre, è doveroso coordinare. La responsabilità educativa resta della comunità cristiana – della parrocchia, cellula più prossima alla famiglia – anche quando essa promuove e valorizza i cammini associativi. Annuncio, catechesi e iniziazione cristiana non possono mai essere autonome rispetto al cammino della comunità, come se fossero attività affidate «in conto terzi». Ricorda papa Francesco in Evangelii gaudium che le aggregazioni laicali e i movimenti «molte volte apportano un nuovo fervore evangelizzatore e una capacità di dialogo con il mondo che rinnovano la Chiesa. Ma è molto salutare che non perdano il contatto con questa realtà tanto ricca della parrocchia del luogo, e che si integrino con piacere nella pastorale organica della Chiesa particolare. Questa integrazione eviterà che rimangano solo con una parte del Vangelo e della Chiesa, o che si trasformino in nomadi senza radici»[13].

È necessario integrare i percorsi formativi delle aggregazioni laicali in un più ampio progetto pastorale di modo che questi non vengano considerati percorsi alternativi o paralleli, ma facenti parte di un unico programma pastorale sapientemente organizzato e proposto. Ricordavano i vescovi italiani nel 2004 che «il rapporto più tradizionale della parrocchia con le diverse associazioni ecclesiali va rinnovato, riconoscendo ad essere spazio per l’agire apostolico e sostegno per il cammino formativo, sollecitando forme opportune di collaborazione»[14].

In questo clima di sostegno e collaborazione, le aggregazioni laicali possono aiutare la comunità cristiana nel compito educativo e nell’annuncio, mediante una proposta intenzionalmente orientata e che abbia il carattere della stabilità affinché ciascun itinerario formativo non si riduca nell’occasionalità, ma abbia il carattere della continuità e della sistematicità.


[1] Forte B., La trasmissione della fede, Brescia, Queriniana, 2014, p. 30.

[2] Francesco, Lumen fidei, n. 38.

[3] Giovanni Paolo II, Catechesi tradendae, n. 15.

[4] Conferenza Episcopale Italiana, Incontriamo Gesù. Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, n. 55.

[5] Cf. Bressan L., Il soggetto dell’annuncio: la Chiesa. Parrocchia e catechesi, in Ufficio Catechistico Nazionale, Incontriamo Gesù. Annuncio e catechesi in Italia alla luce degli orientamenti nazionali, Bologna, EDB, 2014, pp. 85-86.

[6] Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 39.

[7] Ivi, n. 41.

[8] Giovanni Paolo II, Christifideles laici, n. 26.

[9] È doveroso ricordare che il primo luogo privilegiato di trasmissione ed educazione alla fede è la famiglia. Per un approfondimento, cf. Educare alla vita buona del Vangelo, n. 36-38.

[10] Educare alla vita buona del Vangelo, n. 43.

[11] Cf. Dal Toso P., Le aggregazioni laicali per l’annuncio e la catechesi, in Ufficio Catechistico Nazionale, Incontriamo Gesù, op. cit., p. 91.

[12] Cf. Educare alla vita buona del Vangelo, n. 43.

[13] Francesco, Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, n. 29, corsivo mio.

[14] Conferenza Episcopale Italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n. 11.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 23 Novembre 2018 08:46)

 
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