Home IL VICEPARROCO Omelie e Catechesi 2018_10_14 Omelia decennale scout (don P. Nicolardi)

2018_10_14 Omelia decennale scout (don P. Nicolardi)

"SI IMPARA DA PICCOLI A DIVENTARE GRANDI"

2008  2018

DECENNALE GRUPPO SCOUT PRESICCE 1


 

 

don Pierluigi Nicolardi

 

In questa domenica ci è presentata il brano evangelico del cosiddetto “giovane ricco” si pone all’interno di una sezione narrativa nella quale Gesù, attraversato il Giordano, viene seguito da molta folla e da alcuni farisei che cercano di coglierlo in fallo sull’interpretazione della Legge (cf. Mc 10,2-12); immediatamente dopo questo episodio, l’evangelista riporta l’incontro con un tale, identificato in Matteo come un giovane.

Questo tale si avvicina a Gesù appellandolo come “maestro buono”, giacché Gesù è riconosciuto da molti come un rabbi; gli pone poi la domanda: «Cosa devo fare per ottenere la vita eterna?». In questa domanda è interessante notare come il giovane ritenga che, per ottenere la vita eterna, è necessario compiere qualche opera buona; per il pio israelita era necessario compiere le opere per ottenere una ricompensa da Dio. Gesù risponde anzitutto con l’obiezione circa l’aggettivo buono, spostando l’attenzione dalle opere a Dio: «Uno solo è buono»; dopo, consegna la via ordinaria, la condizione necessaria per «entrare nella vita», ossia l’osservanza dei comandamenti. Ogni società, ogni organizzazione umana ha i suoi “comandamenti”, le sue regole, che vanno accettate e osservate, se non altro per la buona convivenza. Anche noi viviamo di regole… Quando si entra nella sede del Reparto, attorno al bellissimo affresco di San Giorgio, c’è scritta la legge dello scout. Ci viene spesso detto dai genitori o dagli educatori: “Se vuoi ottenere questo, allora devi comportarti in certo modo”. Il tale del Vangelo è invitato a rispettare anzitutto il codice di comportamento umano, i comandamenti. A ben guardare, se consideriamo altre culture contemporanee a quella ebraica, ci accorgiamo che gli stessi comandamenti sono presenti in ogni codice legislativo e di comportamento; essi infatti altro non sono che il frutto della c.d. legge naturale, ossia quella legge che l’intelligenza, perché partecipe della natura divina, riesce da sola a comprendere. Allora l’invito di Gesù appare più chiaro: per ottenere la vita eterna è necessario anzitutto seguire la propria coscienza, rispettare la legge umana, essere in pace con tutti. Questa è la prima condizione per entrare nella vita.

Il tale del Vangelo si rende conto, però, che questo può non bastare, che bisogna fare altro e, alla sua richiesta avere qualche altra indicazione da Gesù, l’evangelista annota un atteggiamento davvero bello da parte del Maestro buono: fissò il tale e lo amò. Gesù fissa lo sguardo e ama tutti coloro che comprendono che nella vita cristiana non si può “tirare a campare”, che non si può giocare a ribasso. Di qui la risposta di Gesù: “Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrei un tesoro in cielo, poi vieni. Seguimi!”.

Nel Vangelo di Matteo Gesù parla di «via di perfezione». Qual è la via di perfezione per raggiungere la felicità? La risposta di Gesù non si fa attendere: rinunciare alle ricchezze e ad ogni legame, anche famigliare, per seguirlo. Per essere felici dobbiamo seguire Gesù, ovunque egli ci chiede di andare. La povertà, l’opzione preferenziale per i poveri divengono strumenti a servizio della sequela.

In questa domenica stiamo celebrando il decennale del gruppo scout Presicce 1; se c’è una immagine che può essere da sintesi rispetto allo scautismo questa immagine è la strada. Su questa strada i ragazzi, accompagnati dai loro fratelli maggiori, i capi, imparano non solo il rispetto delle regole e il vivere comunitario, ma comprendono che la via del cristiano altro non è che sequela di Cristo: questa è l’eccedenza, il “di più” che Gesù chiede a ciascuno di noi, in particolare oggi a tutti gli scout presenti. I cristiani, prima di essere chiamati in questo modo ad Antiochia di Pisidia (cf. At 11,26), erano riconosciuti come i “discepoli della via”, che è Cristo. Gli scout, che della strada fanno una eccezionale parabola di vita, a maggior ragione devono potersi sentire discepoli di Cristo, Via, Verità e Vita, ed è per questo che il loro saluto assume un valore così alto: “Buona strada”.

 
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