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Gaudete et Exsultate. Sulla chiamata alla santità (don P. Nicolardi)

«GAUDETE ET EXSULTATE»

A margine dell’esortazione apostolica di papa Francesco sulla santità

don Pierluigi Nicolardi


 


Fin dagli inizi della creazione il desiderio dell’uomo e della donna è stato di essere come Dio. Il primo racconto della creazione, nel libro della Genesi, riporta che è Dio stesso a creare l’umanità a sua immagine e somiglianza (cf. Gen 1,27), creata cioè libera, razionale e santa (è necessario leggere in maniera analoga questi attributi di Dio rispetto all’uomo). Lo stesso serpente, l’antico tentatore, riconosce a Dio questo intento; parlando alla donna, infatti, afferma: «Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male» (Gen 3,5). Se allora il progetto di Dio di avere una umanità simile a Lui, cioè santa, corrisponde pienamente col desiderio dell’uomo, dove si consuma la distanza tra i due obiettivi?

Un vecchio adagio, ingiustamente attribuito a Niccolò Machiavelli, afferma che «il fine giustifica i mezzi»; per cui, se Dio ha creato l’uomo per essere santo e questo obiettivo può essere raggiunto attraverso una “scorciatoia”, allora è bene percorrerla, costi quel che costi. Seguendo questo schema, se la santità è un bene desiderabile, allora posso raggiungerlo anche contravvenendo al progetto e al comando di Dio (cf. Gen 2,15-17). In realtà, il raggiungimento di un obiettivo buono e giusto può essere perseguito solo attraverso mezzi altrettanto buoni e giusti; possiamo allora riscrivere l’adagio secondo questa nuova formulazione: «fini buoni e mezzi buoni».

Come, allora, raggiungere la santità, grande obiettivo dell’uomo e, al contempo, desiderio di Dio? Papa Francesco, attraverso l’esortazione apostolica Gaudete et exsultate (GE), sprona tutti i cristiani a riscoprire la propria chiamata alla santità già inscritta nel dono del Battesimo (GE, n. 15), «ognuno per la sua via». Quest’inciso del numero 11 della Costituzione dogmatica Lumen gentium, che il Papa sottolinea al numero 11 di Gaudete et exsultate, è di particolare rilevanza; pur essendoci un’unica via (cf. Gv 14,6) per diventare santi, cioè vivere in Cristo (cf. Gal 2,20), tuttavia, ricorda Francesco, molteplici sono i modelli e i testimoni di santità che, lungi dall’essere copiati, possono e devono stimolarci e motivarci ad intraprendere questo cammino.

Il Papa ricorda che per incamminarsi sulla via di santità non è necessario vivere una specifica forma di vita – quale può essere la vita di speciale consacrazione – ma tutti siamo chiamati allo stesso destino, essere santi come Dio è santo (cf. Lv 11,44); «ognuno per la sua via», chi da consacrato, chi da sposato, chi da responsabile del bene comune, tutti dobbiamo perseguire il comune obiettivo.

Papa Francesco, inoltre, ricorda che per essere santi non serve rifuggire dal mondo e rifugiarsi in una sorta di “universo parallelo” non quale esistiamo noi e noi soltanto: «Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione. Siamo chiamati a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione, e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione» (GE, n. 26). Già Nicolas Cabasilas, grande maestro di spirito del XIV secolo, ironizzava «sull’eccentricità dei campioni di austerità», i quali, affermava: «si ritirarono sui monti, fuggendo come la peste ogni rumore e la vita comune per attendere a Dio solo, che compirono tutte le azioni più nobili che sono possibili all’uomo, sì da acquistare il più grande potere presso Dio» (N. Cabasilas, La vita in Cristo, 664a-664b).

Senza rifuggire il silenzio e la preghiera personale, la santità, ricorda Francesco, è un obiettivo che si persegue e si raggiunge vivendo nel mondo: «Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia» (GE, n. 34).

Il Papa mette in guardia anche da quelli che lui considera i due mali sottili della santità, cioè lo gnosticismo, ossia una fede rinchiusa nel soggettivismo e nel razionalismo (cf. GE, nn. 36-46), e il pelagianesimo, cioè la presunzione di chi crede che solo la propria volontà e il proprio sforzo possono essere di aiuto nel raggiungere l’obiettivo (cf. GE, 47-62). Solo seguendo Gesù Maestro hanno calcato le sue orme è possibile vivere pienamente la santità.

Maria, icona perfetta di santità, modello e immagine della Chiesa, ci indica la Via; i santi, che l’hanno già percorsa, ci dicono che, per quanto possa essere impegnativa, non è impossibile. Alla vigilia della visita di Papa Francesco ad Alessano, sulla tomba del Servo di Dio don Tonino Bello, e sorretti anche della testimonianza luminosa delle Serve di Dio Mirella Solidoro e Madre Elisa Martinez, ci mettiamo in cammino.

Ultimo aggiornamento (Sabato 12 Maggio 2018 10:22)

 
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