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I Sepolcri. Edizione 2018 (don P. Nicolardi)

I SEPOLCRI

Edizione 2018

don Pierluigi Nicolardi



«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto,

così è necessario che sia innalzato il figlio dell’uomo» (Gv 3,14).


Nel libro dei Numeri, al capitolo 21, è narrato che, a motivo delle mormorazioni del popolo, Dio manda, come punizione, dei serpenti che mordono e uccidono le persone. A Mosè, facendosi intercessore del popolo presso Dio, viene permesso da Dio stesso di costruire un serpente di rame da mettere sopra un bastone: chiunque, morso da un serpente, avesse alzato lo sguardo verso il bastone si sarebbe salvato.

All’inizio del Vangelo di Giovanni, Gesù riprende questo episodio del libro dei Numeri, ma non si limita a raccontarlo; egli, infatti, lo attualizza e, soprattutto, rivendica per sé l’immagine del serpente innalzato. Se il serpente di rame innalzato da Mosè produsse una salvezza immediata – la guarigione dal morso del serpente velenoso – ancor più noi, alzando lo sguardo verso il Figlio dell’uomo innalzato sulla croce, acquisteremo la salvezza eterna, la salvezza da un veleno ancor più insidioso, quello del peccato.

Anche quest’anno la nostra Comunità parrocchiale esprime tutta la sua fede nel Cristo morto, crocifisso e risorto allestendo, come da tradizione, i cosiddetti “sepolcri”. Quest’anno abbiamo voluto prendere spunto, per l’allestimento, da due episodi significativi: il restauro del grande crocifisso ligneo della Chiesa del Carmine e il giubileo della morte del Servo di Dio don Tonino Bello.

Abbiamo così preparato un percorso che mette in risalto i due grandi Crocifissi lignei – quello del Carmine e quello della Madonna degli Angeli, anch’esso restaurato di recente – seguendo la tipologia Mosè – Cristo. In particolare, nella Chiesa del Carmine, sull’altare maggiore si staglia il grande Crocifisso e ai suoi piedi è arenata una barca che rappresenta la Chiesa e, in modo più ampio, l’umanità intera. L’unico approdo sicuro è Cristo; l’umanità, che attraversa il mare, trova riparo all’ombra del Figlio innalzato. La croce, però, – ci ricorda don Tonino Bello – hauna collocazione provvisoria perché il cammino del cristiano si compie quando si scorge finalmente il sepolcro vuoto in quell’alba di Pasqua che lascia spazio alla gioia.

Analogamente, nella Chiesa della Madonna degli Angeli, il fedele è chiamato a contemplare il Cristo crocifisso, plasticamente raffigurato con le sue piaghe sanguinolente; citando il profetaZaccaria, il Vangelo di Giovanni afferma: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19,37). Ai piedi del grande Crocifisso, sgorga una sorgente, segno di quell’acqua viva che è Cristo.

Nella Chiesa della Fuga in Egitto, presso la Cappella degli Arditi, il gruppo scout Presicce 1 ha voluto ricordare che il cammino verso il Figlio dell’uomo innalzato passa attraverso due segni importanti: la cenere e l’acqua. Don Tonino Bello ricorda che cenere e acqua sono i segni che rappresentano pentimento e servizio; il servizio è ciò che rappresenta e rende inconfondibile lo stile scout.

La schola cantorum «S. Maria degli Angeli», nella Chiesa del Palazzo Ducale, ha rappresentato, in un cammino nel deserto, il dono della Legge, i Dieci Comandamenti, figura e anticipazione del comandamento nuovo consegnato da Gesù proprio nella sua ultima cena: «Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri» (Gv13,34).

Nella Chiesa della Madonna del Soccorso, i gruppi del movimento END e il “gruppo famiglia”, hanno ricreato la roccia percossa da Mosè nel deserto (cfNm 20), volendo indicare che Cristo è l’acqua viva. Come afferma san Paolo: «Bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo» (1Cor 10,4).

Il percorso dei sepolcri passa per due significativi luoghi mariani, il monumento della Madonna di Lourdes, allestito dall’Associazione «Spazio Donna», e dalla Chiesa della Madonna Addolorata, curata dal Comitato Feste S. Andrea: si ricorda costantemente la Madre di Gesù unita alla passione del Figlio.

Anche la Chiesa di San Luigi, di recente restaurata e curata dall’omonima Confraternita, mette in luce i segni della passione di Cristo con al centro la statua dell’Ecce Homo. Il Calvario, curato e allestito dalle famiglie del quartiere, mette in luce il mistero della croce.

Culmine del percorso è la Chiesa matrice. Qui non è allestito un sepolcro, bensì vi è l’altare della Reposizione, collocato nella cosiddetta “chiesa dei morti”. Sul grande ciborio ligneo dorato ciascun fedele è chiamato ad adorare Gesù, pane vivo disceso dal cielo (cf Gv 6,51). Alcuni segni accompagnano la preghiera: da un lato il catino, la brocca e l’asciugatoio usati durante la lavanda dei piedi, segno della diakonia della Chiesa, del servizio, dall’altro un gallo, opera del mastro Arnaldo Frazzetto, come memoria del tradimento di Pietro e, in lui, delle nostre fragilità umane. Qui si compie il percorso ricordando le parole del Signore nel discorso sul pane del Vangelo di Giovanni: «Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero» (Gv 6,32).

 
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