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2017_08_24 Omelia Festa S. Bartolomeo (don P. Nicolardi)

San Bartolo[1]

Discepolo e testimone del Figlio di Dio


don Pierluigi Nicolardi



Cari fedeli,

la festa dell’apostolo Bartolomeo, qui affettuosamente chiamato Bartolo, ci offre l’occasione di su alcuni aspetti importanti della vita cristiana. I vangeli non ci offrono molte notizie su questo apostolo, ma quelle poche indicazioni sono per noi davvero preziose.

Anzitutto, i vangeli Sinottici lo chiamano Bartolomeo, nominato nell’elenco dei Dodici accanto all’apostolo Filippo. Proprio questa particolare relazione di amicizia con Filippo, ci permette di identificare San Bartolo con Natanaele, quel giusto israelita che Gesù incontra a Cana di Galilea, così come abbiamo ascoltato pocanzi nel Vangelo di Giovanni.

A proposito di questo, possiamo già fare una prima riflessione. Nel primo capitolo del IV vangelo, incontriamo due discepoli di Giovanni Battista, Andrea e Filippo. Entrambi vengono raggiunti dallo sguardo di Gesù che li coinvolge nella sua missione, invitandoli a seguirlo. È significativo che, tanto Andrea, quanto Filippo, non tengano per sé quest’incontro, ma corrono ad annunciare la gioia di aver incontrato il Messia. Andrea corre da Pietro, suo fratello. Filippo corre da Natanaele, il vostro San Bartolo.

È davvero interessante vedere come la dinamica dell’incontro tra Gesù e san Bartolo sia, in fondo, la dinamica dell’incontro di ciascuno di noi con il Signore. Filippo, pieno di gioia, dice: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazareth» (Gv 1,45). La fede è un dono prezioso di Dio, ma questa preziosità deve essere custodita e condivisa. Custodita: la fede non può mai essere data per scontata, anzi, va sempre coltivata nella preghiera, nell’ascolto della Parola (Filippo dice di aver trovato colui di cui parlano la Legge e i Profeti, cioè la Parola di Dio), nella celebrazione dell’Eucaristia. Condivisa: diversamente dai preziosi che custodiamo gelosamente nascosti perché non vengano rubati, la fede è un bene così prezioso che accresce valore condividendolo. Di qui, la necessità di essere annunciatori e testimoni. Senza questa dinamica di annuncio e di testimonianza, non solo muore la nostra fede, ma mettiamo anche a rischio l’incontro di Gesù con gli altri. Così come san Bartolo è giunto alla fede nel Signore per mezzo della contagiosa testimonianza di Filippo, allo stesso modo noi, ciascuno nel suo stato di vita, deve poter essere annunciatore di questo incontro con Gesù che ci ha cambiato la vita. San Paolo nella prima lettera ai Corinzi afferma: «Vi ho trasmesso, anzitutto, quello che io stesso ho ricevuto» (1Cor 15,3); e a queste parole fa eco l’espressione celebre di san Cipriano di Cartagine: «nemo dat quod non habent», nessuno può dare ciò che non ha. L’incontro di san Bartolo con Gesù, facilitato dalla testimonianza di Filippo, ci chiama in causa come cristiani; ci chiede di rafforzare la nostra amicizia e la nostra relazione con il Signore perché, anche da questa relazione, può dipendere l’arrivo alla fede di tanti altri uomini e donne di buona volontà. E questo è vero tanto a livello personale, quanto a livello comunitario. Non solo la mia testimonianza di cristiano, ma la testimonianza dell’intera comunità è importante. Tanto più la comunità prega, si incontra nel giorno del Signore e testimonia la carità operosa, tanto più diventa attrattiva. La risposta di Filippo all’obiezione pregiudizievole di Natanaele (S. Bartolo) esprime la risposta di una comunità cristiana salda nella fede: «Vieni e vedi» (Gv 1,46).

Il dialogo breve e fecondo tra Gesù e san Bartolo ci rivela ancora un aspetto della nostra vita cristiana. Accolto l’invito di Filippo, Natanaele va incontro a Gesù, il quale gli dice: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità» (Gv 1, 47). Se è vero che la testimonianza della comunità cristiana diventa feconda di nuovi discepoli, è altresì vero che l’incontro con il Signore cambia la propria vita. San Bartolo, infatti, passa dal pregiudizio – «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46) – alla professione di fede in Gesù, Figlio di Dio, Re d’Israele (cf. Gv 1,49). Torna ancora una volta il tema della fede. Nell’enciclica Deus caritas est il papa emerito, Benedetto XVI, afferma che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva» (n. 217). Quelle parole di Gesù rivolte a Natanaele – il vostro caro san Bartolo – dimostrano che la relazione personale, l’incontro dello sguardo di Gesù ci cambia e ci permette di dare giusta direzione alla nostra esistenza. L’incontro con il Figlio di Dio, colui che può svelarci il volto del Padre, permette a ciascuno di dare risposta alle tante domande di senso che talvolta soffocate nel nostro cuore.

Ed è l’incontro con il Signore che ci permette di dare valore diverso alla nostra vita, di comprendere che la nostra esistenza ha senso se diventa dono. Ecco, allora come si chiude il cerchio dell’esistenza cristiana: come san Bartolo accompagnato da Filippo, anche noi siamo stati accompagnati all’incontro con il Risorto, quell’incontro che ci ha permesso di fare verità sulla nostra vita e dare senso alla nostra esistenza. Ed è questo senso nuovo, questo peso nuovo che ciascuno dà alla propria vita che ci permette di essere veri testimoni di Cristo, fino al dono di sé, fino al martirio, come san Bartolo.

I vangeli e gli Atti degli Apostoli non ci danno notizia circa il martirio di san Bartolo; ma la tradizione della Chiesa vuole che egli sia stato un fervido missionario del Vangelo e che, come estremo supplizio, così come mostrano i segni sulla vostra statua, sia stato scuoiato vivo. La sua morte, il suo martirio, è ancora una volta, occasione di riflessione per noi. Così come nel suo discepolato e nel suo apostolato san Bartolo ha testimoniato la fede nel Figlio di Dio e Re d’Israele, allo stesso modo lo ha fatto nel martirio. San Paolo, nella lettera ai Colossesi, scrive: «Vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore» (Col 3,9-10). Anche nel martirio, san Bartolo ci invita ad aderire pienamente alla fede nel Signore risorto. Egli si è fisicamente spogliato dell’uomo vecchio, ricevendo un battesimo di sangue e fuoco (cf. Mc 10,39); con questo dono di sé invita ciascuno di noi a prendere sul serio ciò che abbiamo già ricevuto, il nostro Battesimo, per spogliarci del vecchio e rivestire l’uomo nuovo, Cristo Gesù, Figlio di Dio e Re d’Israele. Amen.



[1] Omelia in occasione della festa di San Bartolomeo (S. Bartolo). Corsano, 24 agosto 2017.

 
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