Home IL VICEPARROCO Omelie e Catechesi 2017_07_21 Il Re dorme. Omelia funerale Alessandro Pio Negro (don P. Nicolardi)

2017_07_21 Il Re dorme. Omelia funerale Alessandro Pio Negro (don P. Nicolardi)

IL RE DORME![1]


Don Pierluigi Nicolardi,

Vicario Parrocchiale e

Assistente Ecclesiastico Agesci Presicce 1


 



Cari Elso e Assuntina, cercherò di essere onesto, come penso di esserlo sempre stato. Sono ormai due giorni che provo a chiedermi che cosa avrei potuto dire in questo momento e, se dovesse parlare il cuore, ora tacerebbe. Umanamente non riesco a trovare parole per esprimere il dolore, la fatica di credere a quello che è accaduto.

Eppure, in questa infelice circostanza, rivesto il ruolo del pastore, e la responsabilità verso di voi e verso questa comunità mi spinge a biascicare qualche parola. Sono certo che non sarà facile, soprattutto perché Alessandro non mi è sconosciuto; con lui ho avuto modo di vivere tanti bei momenti, tante esperienze…


«Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio,

grande silenzio e solitudine.

Grande silenzio perché il Re dorme:

la terra è rimasta sbigottita e tace»[2]


Queste righe che abbiamo appena ascoltato sono l’inizio di una antica omelia sul Sabato Santo che si legge nell’Ufficio Divino della vigilia di Pasqua. Ho pensato che sono le uniche parole che possono, in qualche modo, esserci utili per cercare di leggere gli eventi che sono accaduti.

L’autore di questo testo parte da una constatazione: sulla terra c’è silenzio e solitudine, tutto tace. Anche la nostra comunità di Presicce sembra che si sia fermata; il clima è surreale, la vita continua, certamente, ma tutto sembra tacere. Perché, cosa è avvenuto? Il Re dorme – continua l’autore. Il Re, il Cristo crocifisso, si è addormentato nell’attesa della risurrezione.

Solo la fede, solo la certezza della risurrezione possono aiutarci a comprendere quello che è avvenuto. Anche noi vogliamo avere la certezza della fede che Alessandro dorme con Cristo e in Cristo; anche noi vogliamo pensare che il silenzio raccolto di questi giorni siano il segno della fede di questa comunità che, raccolta qui questa sera, non solo si asciuga le lacrime, ma anche e soprattutto prega per Alessandro e per voi.

Sono certo che sono tante le domande che ciascuno si porta nel cuore, insieme ad una buona dose di rabbia; alcune sono, e resteranno, domande inespresse che, tuttavia, traspaiono dai nostri volti sbigottiti; altre, sono domande gridate e soffocate dal dolore: «Dov’eri Dio?». Forse è questa la domanda più frequente. Nessuno può trovare risposta, posso solo immaginare che quel Cristo che ora dorme accanto a lui, in quel momento era con lui, come inchiodato alla stessa croce. Il resto, tanto le domande, quanto le risposte, servono a ben poco, solo ad alimentare il dolore, a nutrire la rabbia. Abbiamo ascoltato nel Vangelo di Luca che al momento della morte di Gesù si fece buio su tutta la terra; è la stessa oscurità che ha avvolto Alessandro al momento della sua morte. Ma poi anche l’oscurità si apre alla speranza della risurrezione; il buio, pian piano, lascia spazio all’aurora, timida portatrice di speranza.

«Oggi sulla terra c'è grande silenzio,

grande silenzio e solitudine».

L’atteggiamento che dovremmo assumere tutti è questo: tacere… lasciare spazio alla memoria, fare in modo che il sorriso di Alessandro possa continuare a splendere nei nostri cuori, alimentare la preghiera perché Elso e Assuntina possano trovare consolazione.

Quante volte, insieme ad Alessandro, ci siamo detti nei nostri incontri e nelle tante esperienze scout: “Lascia il mondo un po’ migliore di come lo hai trovato”…

Cari miei, penso che la partecipazione a questa liturgia sia il segno evidente che Alessandro questo compito arduo lo ha svolto con impegno. Ha lasciato questo mondo migliore di come glielo abbiamo consegnato; e lo ha fatto semplicemente con la sua presenza.

Ora chiedo a tutti, in particolare agli amici e ai tanti ragazzi e giovani qui presenti: impegniamoci a rendere il mondo migliore, non sciupiamo la nostra vita dietro cose inutili, bensì impariamo a desiderare e raggiungere solo l’essenziale, ossia l’amore.

A voi, Elso e Assuntina, vorrei che, attraverso il mio abbraccio, vi giungesse l’abbraccio paterno e consolante di Dio. Ho profonda stima di voi e sono certo che il vostro dolore non vi permetterà di ripiegarvi su voi stessi. Sono certo che questa ferita potrà diventare una feritoia, uno spiraglio attraverso il quale la luce della fede vi potrà far comprendere quale direzione e quale senso dare al vostro futuro. Alessandro è stato un dono enorme per voi, ha riempito le vostre esistenze; ora sarà lui, nella preghiera, a guidarvi e suggerirvi come colmare questo vuoto.

Due anni fa, insieme ai capi e ad alcuni ragazzi del clan, Alessandro era con me sul cammino di Santiago; affrontammo quel pellegrinaggio con gioia e determinazione, nonostante la fatica e qualche capriccio, che gli costò qualche rimprovero da parte mia e di Vito Galilei. Ora Alessandro ha compiuto il suo pellegrinaggio terreno e ci sta dando un’ultima lezione: il pellegrinaggio più grande è raggiungere la dimora eterna dei giusti.

Non ho altro da dirti, Alessandro, solo: buona strada!


[1] Omelia per il rito esequiale di Alessandro Pio Negro. Presicce, Chiesa di S. Andrea Apostolo, 21 luglio 2017.

[2] Antica omelia sul Sabato Santo, Ufficio delle Letture del Sabato Santo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 24 Agosto 2017 10:24)

 
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