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La forza della debolezza (Vito Chiffi)

La forza della debolezza

di Vito Chiffi


 


Sembra una contraddizione nei termini. Come si può essere forti nella debolezza? Eppure è proprio così! E il 3° Convegno Regionale, voluto dalla Conferenza Episcopale Pugliese e tenutosi a San Giovanni Rotondo, sia negli aspetti teorici che nelle esperienze pratiche, lo ha dimostrato in maniera chiara e precisa.

Nel suo saluto iniziale l’Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Mons. Michele Castoro, ha ricordato come oggi la fragilità ha tanti nomi e tanti volti. Essa si presenta a noi nella forma della precarietà e della instabilità, della vulnerabilità e della sfiducia, ma anche della insicurezza e della incertezza. C’è una fragilità invisibile che passa sotto diverse spoglie davanti ai nostri occhi incapaci di intercettarla. Una fragilità spesso indecifrabile con i soli strumenti delle scienze umane e mediche, perché affonda le sue radici in una interiorità sempre più spezzata e sfilacciata, orfana di senso perché senza più trascendenza.

Queste fragilità toccano tutte le fasce di età. Sono fragili gli adulti che trovano mille difficoltà nell’essere sposi e genitori,che li fa rinunciare alle proprie responsabilità educative e generative. Una fragilità adulta che a sua volta genera fragilità familiari, sociali, lavorative, relazionali.

Sono fragili i giovani. Fragili sono le loro emozioni, i loro sentimenti, i loro corpi, i loro cuori. Fragili sono anche molti luoghi delle nostre città a causa di un individualismo esasperato e di una socialità frammentata.

Tutte queste fragilità aspettano da noi una risposta. E noi siamo qui per questo: per capire, per accogliere e per ripartire.

Il Prof. Giovanni Cucci, poi, nella sua relazione, ha innanzitutto evidenziato alcune criticità particolare del nostro tempo, come la scomparsa del padre dalla scena educativa, familiare e culturale occidentale della seconda metà del secolo XX, che intacca fortemente anche il ruolo della madre. Il ruolo tradizionalmente tenuto dai genitori va sempre più scemando per dare origine alla cosiddetta «seconda famiglia», dove tutti stanno sullo stesso piano di età, autorità, mentalità, tutti hanno i medesimi gusti, tutti si vestono e si comportano allo stesso modo.

Un’altra criticità, secondo il prof. Cucci è l’approccio emotivo all’esistenza, dove la forza delle emozioni è anche la sua debolezza: esse sono immediate, travolgenti, ma di breve durata, incapaci di giungere alla profondità delle cose, fermandosi all’impressione del momento.

Una terza criticità è l’attrattiva della morte, in cui l’aspetto più grave del proliferare delle “passioni tristi” è la conseguenza della paura del futuro (mentre la giovinezza è strutturalmente aperta al futuro).

Tutte queste fragilità aspettano da noi una risposta. E tutto ciò esige una profonda conversione che deve essere pastorale ma anche culturalesociale.

La prima ci fa ritornare al Vangelo per ritrovare quella giusta grammatica che il Cristo ci ha consegnato per prenderci cura di ogni persona fragile.

La seconda per farci essere una Chiesa in uscita che va in cerca dei lontani, e che sulla soglia non conta mai quelli che ci sono già, ma quelli che ancora mancano.

Una Chiesa missionaria che sa scendere dai piedistalli per andare verso le periferie esistenziali.

Una Chiesa in dialogo che sa essere crocevia di relazioni, e che, come il Buon Samaritano, non cerca più Dio soltanto nel tempio, ma per strada, dove le ferite e le fragilità gridano a quel Dio liberatore che udendole manda noi a lenirle per redimerle.

Tutto questo nella convinzione che ogni uomo se seguirà Cristo uomo perfetto, diventerà anch’egli finalmente più uomo, vera immagine di Dio e di Gesù Cristo suo Figlio che della debolezza ha fatto il suo punto di forza.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 30 Dicembre 2016 09:42)

 
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