Home Pastorale Parrocchiale Catechesi Materiale pastorale Atteggiamenti educativi che aprono il cuore e la mente alla crescita e alla maturazione. Verso Firenze 2015 (V. Chiffi)

Atteggiamenti educativi che aprono il cuore e la mente alla crescita e alla maturazione. Verso Firenze 2015 (V. Chiffi)

Atteggiamenti educativi che aprono il cuore e la mente

alla crescita e alla maturazione

Seconda tappa verso Firenze 2015

di Vito Chiffi



“Regalami un tuo abbraccio

e dipingerò il cielo;

regalami un tuo sorriso

e spazzerò le nuvole;

regalami un tuo bacio

e non esisterà più il rumore del mare;

regalami un tuo respiro

e non avrò più bisogno del sole!”


E’ il testo di una poesia di un’adolescente, Silvia Sgobba, che esprime in poche parole l’importanza di alcuni gesti, come l’abbraccio, il sorriso, il bacio, nelle relazioni umane.

Gesti che abbiamo dimenticato, a cui non diamo più importanza, che spesso abbiamo eliminato dalla nostra vita. Eppure ne sentiamo noi stessi il bisogno; siamo noi che andiamo a cercarli e ne facciamo richiesta a tutti quelli che incontriamo sulla nostra strada.

Spesso la nostra società ha ritenuto, ai fini educativi, evitare la manifestazione di alcuni atteggiamenti affettivi perché potevano nuocere alla crescita dei figli, tanto che i nostri nonni ci dicevano che “i figli andavano baciati mentre dormono!”.

Oggi, invece, alla luce di alcune esperienze e analisi delle realtà relazionali, stanno prendendo forma nuove modalità educative che mettono al centro l'affettività come motore sano per la crescita e la maturazione dei nostri figli.

Educare è un'arte e una conquista continua, vale a dire un intervento delicato e complesso che richiede non solo conoscenze tecniche ma soprattutto attenzione, ascolto, sensibilità, intuito, capacità creativa.

Questa è la premessa al secondo incontro regionale, tenutosi a Molfetta il 27 febbraio in preparazione al Convegno di Firenze, dal titolo “Educare a una nuova umanità” e che ha visto le relazioni del Prof. Duccio Demetrio, ordinario di Filosofia dell’educazione all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e del Sac. Prof. Jean Paul Lieggi, Docente presso la Facoltà Teologica Pugliese.

John Bowlby (1989) sostiene che la caratteristica più importante dell'essere educatori è “fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi al mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato”.

Dare affetto significa, soprattutto, dedicare “tempo” ai ragazzi, per costruire un ascolto attento e curioso e un dialogo vero e paziente. E' importante la “qualità” del rapporto che si riesce ad instaurare con loro, ma è indispensabile anche la “quantità” del tempo. Bisogna, infatti, “perdere del tempo” con i ragazzi per ascoltarli veramente, superando la presunzione di “conoscerli già”.

Non è un “dare cose”, ma un “saper trasmettere” con la propria vita ciò che è più importante delle cose, come l'amore, l'attenzione, l'ascolto.

Anche Papa Francesco richiama l’attenzione su questo importante tema dell’educazione, e lo fa in maniera più pratica e concreta coniugandolo con parole quali “proteggere”, “custodire”, “curare” e “far progredire”, ma anche “proteggersi”, “custodirsi”, “curarsi” e “progredire”, facendoci capire che prima di educare gli altri dobbiamo educare noi stessi.

Per essere adulti che educano dobbiamo essere adulti in armonia, genitori in armonia. Essere educatori è una conquista continua, che si attua contestualmente alla conquista dell'equilibrio personale e, in un contesto di coppia, dell'armonia coniugale.

L'esercizio educativo deve avvenire secondo un progetto condiviso e caratterizzato da competenze flessibili anziché da ruoli stereotipati, in un contesto di mentalità aperta e dinamica, che si concretizza in una disposizione fondamentale che è quella del donare in maniera gratuita, senza chiedere nulla in cambio.

Infine, due parole sull'importanza della lode nei confronti dei ragazzi. Essa, se comunicata con equilibrio, trasmette gioia, calore e fiducia. Il genitore che è felice dei progressi del suo bambino, nel dirgli che è stato in gamba gli trasmette la meraviglia per i suoi cambiamenti, gli trasmette energia e lo aiuta a costruire sempre meglio il senso dell’esistere. In questo modo il bambino impara ad amare. Anche nell’età adulta lodare o mostrare apprezzamento e riconoscimento dei meriti porta le persone a consolidarsi nelle proprie scelte. La gratificazione ha la proprietà di far entrare in contatto le persone con quella parte positiva di sé di cui a volte non si è certi. Può contribuire quindi all’aumento dell’autostima, alla capacità di creare e mantenere relazioni mature e soddisfacenti.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 30 Dicembre 2016 09:41)

 
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