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Io non voglio dimenticare: io ti ricordo! Il treno della memoria

Io non voglio dimenticare: io ti ricordo!

di Enrica Chiffi


 


Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria.

E’ questo il dilemma che mi porto dentro da quando ho lasciato quel campo di concentramento. Auschwitz-Birkenau era la destinazione. Dopo due giorni intensi di viaggio, visitando anche Trieste con la risiera di San Sabba, finalmente sono arrivata in Polonia, e precisamente a Cracovia.

Sin dalle scuole medie avvertivo il bisogno di immedesimarmi in quello che era successo, volevo anch’io andare in quei posti bui. E grazie all’associazione culturale Presiccemia ci sono riuscita, insieme a mio compagno di viaggio, Alessio Stefanelli.

Ancora oggi non riesco a vedere nitidamente nella mia mente quei luoghi: l'ingresso del campo, i crematori, il muro della fucilazione, i vari blocchi degli edifici, le stanze dove dormivano i detenuti…

Durante il percorso alcuni attori interpretavano delle scene e davano voce e vita a degli ebrei che avevano vissuto questa terribile esperienza, ed io allora ho provato a mettermi nei loro panni ed a immaginare cosa hanno potuto provare in quel posto dove tanti sono stati uccisi dai nazisti.

Non credo di esserci riuscita pienamente!  Ho guardato l’ orologio, erano le 9:15! E' quasi impossibile descrivere le strane sensazioni che ti attraversano la mente mentre sei dentro in quei posti: l’atmosfera autunnale, gli edifici cupi e gli alberi altissimi non facevano che accentuare questa mia impressione.

Mi hanno colpito profondamente le foto dei deportati all’interno delle baracche. Tutti  si erano completamente trasformati in scheletri formati da pelle ed ossa. Suscitavano una profonda angoscia! E pensare che, prima di essere prigionieri, erano stati normali cittadini, con una vita, delle relazioni, un lavoro, e  che dopo qualche settimana in campo erano diventati irriconoscibili nell’aspetto fisico e nell’animo.

Anche i vestitini dei bimbi, sporchi e piccoli, hanno provocato in me una profonda amarezza. Ad Auschwitz c’erano tante persone, ma un grande silenzio. Non solo il freddo causato dalla neve e dai -14 gradi, ma sentivo freddo dentro ,nel cuore!

Mai dimenticherò quel giorno …  Mai dimenticherò quei visi fotografati …  Mai dimenticherò quel silenzio … Mai dimenticherò …. perchè io non voglio dimenticare!

Al termine della visita, chi voleva sceglieva il nome di un ebreo e gridando lo ricordava così: IO TI RICORDO! Poi sulla ferrovia veniva posizionata una candela, ed è proprio lì che sono racchiusi tutti i dolori, le sofferenze e i ricordi!

Mai dimenticherò quel giorno … mai dimenticherò quei visi fotografati … mai dimenticherò quel silenzio … mai dimenticherò … perchè io non voglio dimenticare, io voglio ricordare!

“E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo”: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.

 
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