Home IL PARROCO Editoriali 2014 Editoriale Novembre 2014

Editoriale Novembre 2014

MADONNA DI COSTANTINOPOLI

(Restauro di una tra le più antiche tele di Presicce: anno 1593)

di don Francesco Cazzato

 

Abituati a venerare la Madre di Dio nei santuari sorti in ogni parte del mondo (Leuca, Loreto, Guadalupe, Lourdes, Pompei, Fatima, Medjugorje…), sostare oggi davanti a un dipinto raffigurante la Madonna di Costantinopoli diventa un fatto raro, anzi sono in molti a ignorare i tratti iconografici che la caratterizzano: Maria con in braccio il Bambino, una chiesa in fiamme da cui scappa in direzione delle navi ancorate nella rada un esercito di turchi lasciando per terra qualche soldato ucciso.

Nei secoli passati non vi era paese che non avesse cappelle o altari dedicati alla Madonna di Costantinopoli; Presicce conserva un grande affresco in “S. Maria degli Angeli” e una tela (anno 1593) proveniente dall’antica chiesa parrocchiale sul cui specifico altare gravava l’impegno da parte di due patronati della celebrazione di 15 messe al mese per ciascuno: in pratica, su questo altare veniva celebrata la messa ogni giorno.

Il restauro, per le mani del presiccese dott. Andrea Erroi, offre l’occasione per conoscere meglio un aspetto devozionale dei nostri antenati.

Un’antichissima tradizione vuole che sia stato S. Luca a dipingere il volto della Vergine quando Maria era ancora sulla terra; questa icona fu portata da Gerusalemme a Costantinopoli dall’imperatrice Pulcheria e qui custodita nel Tempio delle Guide (Maria Odegitria). Qui ogni martedì si svolgeva una processione portando l’icona della Vergine nella piazza antistante il santuario e vi accadevano numerosi prodigi. Quell’immagine fu replicata in tantissime copie e portata da pellegrini, monaci e soldati in ogni luogo (a questa immagine si ispira il quadro della nostra “Madonna di Leuca”), per cui dire “Madonna di Costantinopoli” era come indicare l’effige raffigurante il vero volto di Maria. Per la sua importanza l’icona fu rispettata nelle lotte iconoclaste, ma venne distrutta dai Turchi nella conquista di Costantinopoli (1453).

La caduta della Capitale scosse tutto l’Occidente, il papa Callisto III nel 1456 pose sotto la protezione di Maria l’iniziativa di liberare la città, ordinando il suono delle campane in tutte le chiese tre volte al giorno per invitare i fedeli a pregare. Da questa data e, ancor più, dopo il 1480 (caduta di Otranto) la Madonna di Costantinopoli fu invocata come “Custode (=ricordo della distruzione operata dai turchi) e l’esercito musulmano vinto e in fuga per opera della protezione di Maria; a volte raffigurata la preghiera della Chiesa (in “S. Maria degli Angeli” con l’immagine di S. Antonio in ginocchio e con le anime del purgatorio), nel dipinto della matrice con un santo “Custode della Fede” in ginocchio: S. Nicola che nella notte riceve miracolosamente da Maria le insegne vescovili di cui era stato privato dagli altri vescovi per lo scandalo di aver schiaffeggiato, per la foga di difendere la vera dottrina, nel Concilio di Nicea l’eretico Ario.

La tela è stata ricollocata al posto occupato fino al 1933, 2° altare a sinistra per chi entra, unico altare della nostra “chiesa civica” sormontato da due stemmi nobiliari, la cui presenza suggerisce ulteriori ricerche.

 
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