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"Spezzerai l'arco della guerra" - Viaggio a Sarajevo

«SPEZZERAI L’ARCO DELLA GUERRA»

Diario di un viaggio a Sarajevo

di Ilaria Lia



Gli edifici portano ancora i segni delle granate inferte durante la guerra. Palazzi enormi, tutti tragicamente danneggiati. Anche se ha avuto la forza di riprendersi dal lungo assedio, iniziato nel 1992 e finito nel 1996, Sarajevo mostra ancora le cicatrici profonde di quell'assurdo conflitto in Bosnia ed Erzegovina.

Si rimane senza fiato quando, alle spalle dello stadio che nel febbraio dell'84 ospitò i XIV Giochi olimpici invernali, si scorgono le colline completamente invase dalle lapidi. Le tombe di civili uccisi durante la guerra. Si contano 13.952 morti.

Forse, sarebbero stati molti di più se non si fosse costruito il tunnel, lungo circa 800 metri, alto e largo 1,5 metri, chiamato della Speranza, che collegava la città con l'area neutrale dell'aereo porto, voluta dalla Nato. Da qui passarono gli aiuti umanitari, le riserve alimentari e permise alla popolazione di fuggire.

Le foto e i resti dell'epoca sono conservati gelosamente nel museo sopra il tunnel. Si trovano perfino le scatole degli aiuti umanitari distribuiti a Sarajevo (ciò che scandalizza è che molti di questi fossero rimasti dalla guerra in Vietnam). Simbolo della voglia di lasciarsi il passato alle spalle è indubbiamente la grande e bellissima biblioteca, completamente distrutta in guerra, ora tornata agli antichi splendori. E adesso come allora, le diverse culture si mescolano e fanno vivere la città.

Nessuno, ancora oggi, riesce a capire come possa essere scoppiata una guerra e mentre ne parlano gli occhi si caricano di lacrime. Se interrogati, nessuno si ritrae a parlare della guerra, perché tutti devono capire che ogni conflitto è assurdo. che l'unica strada da seguire è la pace. Proprio come professava don Tonino Bello, all'epoca vescovo di Molfetta, che nonostante la malattia e seguito da 500 fedeli, entrò a Sarajevo per marciare a favore della pace.
Anche per questo gesto in Bosnia hanno una buona opinione degli italiani, per la capacità di esser vicini e per gli aiuti concreti dati.

 
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