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Editoriale Dicembre 2013

Avvento: allenarsi alla… «catastrofé»

di don Francesco Cazzato

 


 

Le bottiglie di spumante riposano nei cartoni, manca ancora un mese per il 1° gennaio. In Chiesa però ci si accorge che più di qualcosa è cambiato: è l’Avvento con la solennità dell’Immacolata, la novena e la festa del Natale.

La costruzione del presepe all’interno delle case o quel rintracciare il piccolo Bambinello da collocare al centro della grotta dà un’aria nuova a tutta la famiglia: la novità di un inizio. Inizio festoso visibile nelle strade, già anticipato nelle vetrine dei negozi perché a Milano, la capitale commerciale italiana, nella sua vasta diocesi ha il tempo di avvento più prolungato del nostro: lo fa iniziare ogni anno la domenica dopo s. Martino.

Il tempo liturgico dell’avvento, come preparazione al Natale, è proprio della nostra Chiesa occidentale; la Chiesa orientale dà inizio al suo anno liturgico il 1° settembre, venerando nella prima settimana alcuni personaggi biblici dell’Antico Testamento e con la nascita di Maria, 08 settembre, prosegue la venerazione verso gli altri santi.

Conoscere queste date aiuta ad evitare di enfatizzare il mistero del Natale o di ridurlo alla stregua di un compleanno di Gesù. Il tempo di avvento serve per focalizzare la nostra attenzione sul venire continuo di Dio tra noi, nel 1° capitolo di Apocalisse, viene chiamato: “Colui che è, che era e che viene” (ci si sarebbe aspettato “che sarà”); quel “che viene” rassicura l’incontro continuo con noi uomini nella nostra storia.

La venuta quotidiana di Dio produce un “capovolgimento” (in greco = catastrofé) che fa cadere tutte le maschere. Annunciando la “catastrofé”, Gesù non intende parlare di disastri tellurici o atmosferici, quanto del “capovolgimento=catastrofé” di certi valori che l’uomo coltiva o immagina siano tali.

“Catastrofé o capovolgimento” si esplicita in quella frase evangelica che tutti ricordiamo e che spesso, molte volte a sproposito, diciamo: “Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”. Nel suo insegnare Gesù amava utilizzare anche i proverbi popolari del suo tempo: “I primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”; proverbio già presente sulle labbra di Maria: “Ha deposto i potenti dai troni e ha innalzato gli umili”.

Valorizzare l’avvento significa abituarsi ad accogliere il Cristo “che viene” come lo sposo atteso, in caso contrario la sua venuta sarà vissuta come la triste sorpresa che provoca il ladro, 1 questa è la peggiore catastrofé, è la vera catàstrofe (nel senso italiano del termine).

 
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