Home IL PARROCO Editoriali 2013 Editoriale Novembre 2013

Editoriale Novembre 2013

QUANTI GELSI CRESCONO… IN MARE?

di don Francesco Cazzato


Da un pezzo l’estate è passata e il mare è ormai un ricordo. C’è chi ha avuto la sorte di stare più tempo e chi è stato a mare poche volte, eppure sono certo che nessuno di noi abbia visto alberi di gelso trapiantati nel mare.

Per dar credito alle parole di Gesù: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: sradicati e vai a piantarti nel mare…», possibile che nessuna delle migliaia di persone che ogni anno affollano Lido Marini abbia un po’ di fede? Possibile che nelle vite di tantissimi santi che la Chiesa onora non si legga mai un tale prodigio? Con Maria, con Gesù gli alberi di gelso sono rimasti piantati nei campi!

«Aggiungi a noi fede» è la traduzione letteraria della richiesta dei discepoli che ha dato origie alla risposta di Gesù: «Se aveste fede…». Parole da intendere non come un rimprovero circa la poca fede dei discepoli, quanto un elogio che Gesù fa della fede, spostando l’attenzione dalla quantità alla qualità di una fede D.O.C. (di origine controllata), per questo Gesù paragona la fede a un granello di senape, immagine già utilizzata in Lc 13,13 per parlare del Regno di Dio. Per quanto l’agire di Dio possa apparire una realtà nascosta, piccola e insignificante, ha la capacità di trasformare il mondo.

Gesù utilizza un’immagine strana per chi non ha esperienza agricola: il gelso e non l’ulivo o un altro albero. Io ho compreso la metafora dopo aver piantato un albero di gelso nel giardino della canonica di Barbarano, in pochi anni grosse e giallastre radici hanno invaso tutto il terreno e sradicarlo sarà problematico.

L’albero di gelso diventa metafora di ogni uomo che vuole diventare discepolo di Gesù. Il vivere dell’uomo è un continuo stendere radici nel terreno della famiglia, del lavoro, degli affetti, della stima; si va a caccia di sicurezza. Sono terreni in cui abbiamo esteso radici per acquisire solidità e trarne nutrimento. Senza, saremmo perduti.

Vivere nella fede equivale a stendere le proprie radici nel… mare di Dio, in una realtà non controllabile da parte del contadino, realtà invisibile e nascosta per i regni della terra, perché si ha la cittadinanza del Regno dei Cieli.

Con una immagine ardita è possibile dire: essere sulla terra degli alberi di gelso che hanno le radici nel cielo.

Il 24 novembre vi è la chiusura dell’Anno delle Fede indetto da papa Benedetto XVI e valorizzato dall’enciclica di papa Francesco «Lumen fidei», a noi l’impegno di verificare nell’incontro settimanale di ogni domenica se la nostra fede è il granello di senape capace di trapiantare il nostro vivere quotidiano nel… mare di Dio.

 
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