Home IL PARROCO Editoriali 2013 Editoriale Gennaio 2013

Editoriale Gennaio 2013

SABBIA O SEMENTE?

don Francesco Cazzato


 

“Insegnaci a contare i nostri giorni

e giungeremo alla sapienza del cuore” (Sal 90).

All’inizio di un nuovo anno assume maggior significato il versetto del salmo biblico “Insegnaci a contare i nostri giorni…”, capire che i giorni della nostra vita sono contati, che non abbiamo a disposizione un numero illimitato di giorni da vivere e quindi è da stupidi sciupare il tempo o, come oggi si dice, “ammazzare il tempo”, perché è il tempo che lentamente ammazza noi.

Per spronare noi ragazzi a dar valore al tempo, don Tonino Bello soleva ricordare che, dormendo otto ore al giorno, com’è giusto, si passa un terzo della propria vita nel sonno. E tutti possiamo attestare, ricorrendo nel 2013 il 20° anniversario della sua morte, come don Tonino abbia dato valore ai suoi 58 anni vissuti sulla terra.

“Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. E l’uomo ha manifestato la sua sapienza nel saper raggruppare nelle quattro stagioni i suoi giorni tutti uguali e queste, per il ritorno ciclico, in un anno (latino anulus = anello). Osservando le fasi lunari, gli uomini hanno diviso il ciclo annuale in mesi e ogni mese in gruppi di undici, dieci, nove giorni… Dalla Mesopotamia è nata l’usanza di raggruppare i giorni in settenari e in questo schema chiamato settimana si è inserita la fede del popolo ebraico che ha rielaborato in una composizione altamente poetica l’antico racconto della creazione, disseminando quest’ultima in sei giorni: nei primi tre sono creati gli ambienti che vengono riempiti nei tre seguenti; l’unico giorno ad avere un nome è il settimo: Sabato (= Riposo).

Cresciuti nella cultura del tempo libero, della vacanza e della festa, oggi facciamo fatica a comprendere il “costo” del non-lavoro in una società primitiva dove il pezzo di pane quotidiano a malapena era ricompensa di una intera giornata di duro lavoro. Il non-lavoro del sabato è da vedere non come un giorno di festa, secondo la nostra comprensione, ma è il “costo” dell’atto di fede in un Dio che nutre tutto il creato, una rinuncia a comportarsi come tutte le altre creature per le quali tutti i giorni sono uguali. L’uomo avrebbe interesse a lavorare nel settimo giorno, perché anche di sabato avverte il bisogno di nutrirsi, ma deve sopravvivere con il surplus di produzione dei sei giorni. In origine, il non-lavoro del sabato, più che tempo di preghiera, è stato un semplice, ma concreto e grandioso atto di fede in Dio, l’Essere che non soggiace alla legge del lavoro. L’uomo biblico separa (= santifica) questo giorno dagli altri giorni e il sabato diventa il punto di contatto tra il tempo degli uomini e l’eternità di Dio. Se l’uomo rifiuta il sabato, rimane collega degli animali che con lui lavorano per il cibo.

“Insegnaci a contare i nostri giorni…”, il tempo che Dio ci dona è prezioso e, per meglio apprezzarlo, l’uomo l’ha diviso in anni, mesi, giorni, ore, minuti; sbriciolato così può sfuggire dalle nostre mani come granelli di sabbia oppure come semente di eternià.

 
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