Home IL PARROCO Editoriali 2012 Editoriale Giugno 2012

Editoriale Giugno 2012

“Guardaci: nel nome di Gesù… cammina!

E… lo alzò”: primo miracolo di Pietro

di don Francesco Cazzato


Secondo un’antica tradizione della Chiesa, nella celebrazione della Messa durante il tempo pasquale non vengono mai letti brani dell’A.T., per sottolineare la novità compiuta da Gesù, i libri privilegiati sono “Atti degli Apostoli” e “Apocalisse”.

L’ordinazione del nostro don Pierluigi, fissata per il prossimo 14 giugno, suggerisce una breve riflessione sulla prima azione della Chiesa, dopo il giorno di Pentecoste, raccontata nei capp. 3 e 4 di Atti.

Presso la porta del Tempio vi era uno storpio dalla nascita, questi chiese a Pietro e a Giovanni l’elemosina; «Pietro, come pure Giovanni, fissando lo sguardo su di lui gli disse: “Guardaci”. Egli li guardò attentamente sperando di ricevere qualcosa. Pietro gli disse: “Non ho né argento né oro, ma ti do quello che ho: nel Nome di Gesù… cammina! E, presolo per la mano destra, lo alzò».

Per ironia, Pietro e Giovanni vennero arrestati per un “beneficio recato ad un uomo infermo”. Se avessero dato allo storpio quello che egli si aspettava, cioè del denaro, non sarebbe successo niente, tutto sarebbe andato avanti come prima e lo storpio sarebbe rimasto tale.

Quante volte si chiede alla Chiesa di “fare del bene” (intendo solo l’impegno nel sociale) e, quando lo fa, non viene preso in considerazione! Ma è proprio questo il rischio mondano che corrono i cristiani: la Chiesa, ossia i discepoli del Risorto, non è tanto chiamata a “fare del bene” tipo Croce Rossa o altra associazione umanitaria,quanto ad annunciare e testimoniare la Potenza del Risorto. Questo “cammina” gridato da Pietro e Giovanni è un esodo, dopo aver ripreso la propria posizione di risorti. “Cammina” è la situazione nuova, è la condizione viatrice della parrocchialità, di movimento che manifesta la irraggiungibilità terrena della felicità umana. Pietro non dice: “Seguimi”, ma “Cammina”, muovi i propri passi dietro a Cristo, non dietro a Pietro. Pietro lo aiuta ad “alzarsi”(=è il verbo della risurrezione), a fare propria la risurrezione di Cristo; il “cammina” indica la fatica, perché Cristo è la Via che il discepolo percorre; la meta non è la Chiesa, ma l’abbraccio col Padre; la Gerusalemme celeste è il luogo della festa.

“Guardaci. Nel nome di Gesù… cammina! E… lo alzò”, in quelle parole e in quel gesto è dipinta la missione di ogni prete, la missione che don Pierluigi dovrà svolgere.

“Guardaci”. Il prodigio del discepolato non può nascere da uno sguardo svagato e distratto sulla persona del prete.

“Cammina!”, forse non ci soffermiamo abbastanza su questo verbo. Quando nei Vangeli leggiamo che Gesù ha guarito i ciechi, gli zoppi, i lebbrosi…, persone che tiravano a campare chiedendo l’elemosina (all’epoca non vi erano sistemi di provvidenza sociale), a guarigione avvenuta verrebbe da aggiungere il finale delle belle favole: “…e vissero felici e contenti”. Al contrario, l’incontro guaritore di Gesù li ha costretti a cambiare totalmente la vita, perché storpi, zoppi, ciechi, lebbrosi, una volta guariti, per poter campare non potevano più vivere di elemosina, nessuno l’avrebbe data a persone in salute, ma dovevano riprendere la zappa e affrontare la dura fatica quotidiana; i doni che Dio elargisce sono per un più forte impegno, non per favorire comodità e pigrizia.

La situazione dello storpio di Gerusalemme davanti a Pietro e a Giovanni offre delle analogie alle nostre attese in occasione dell’Ordinazione Presbiterale di don Pierluigi: lo storpio si sarebbe accontentato di un’offerta generosa capace di sfamarlo per più giorni, non di una guarigione che lo avrebbe costretto a cercarsi un lavoro per guadagnarsi il pane… Don Pierluigi diventa prete non per esaudire le nostre richieste di amicizia (l’anno scorso nemmeno ci conosceva), realizzare le nostre attese, fare quello che noi immaginiamo deve fare… Tutti sanno quello che deve fare il prete, tranne quei pochi che sono preti… Non si è preti per tenere contenta la gente, ma per poter dire come Pietro: “Guardaci… cammina; … e porgere la mano ad alzarsi” (=risorgere).

Come noi siamo cristiani perché seguiamo Cristo, non perché siamo legati a quel prete, così don Pierluigi sarà un santo prete non se seguirà i desideri della gente, ma Gesù che lo ha chiamato.

Agli auguri per don Pierluigi, voglio offrire il grazie sentito a padre Mario, il cappuccino che ogni domenica è venuto da Alessano per offrire il suo servizio sacerdotale celebrando la s. Messa nella Chiesa del Carmine.

 
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