Home IL PARROCO Editoriali 2012 Editoriale Febbraio 2012

Editoriale Febbraio 2012

Non si può vivere con meno dell’infinito.

di don Francesco Cazzato

 


Ho letto con vivo piacere il gustoso libro «L’infinito che non c’è» scritto da uno stimato professionista nostro compaesano, ma l’uomo non può vivere con meno dell’infinito, a corto di vita interiore; non a caso il primo dei libri, con il quale è stata aperta la «Rassegna Letteraria» patrocinata dal nostro Comune nell’ottobre scorso, è un libro di poesia: «Palpiti… di una vita piena di emozioni».

Febbraio è il mese delle Quarant’ore di adorazione e del Carnevale, della festa degli innamorati e dell’inizio della Quaresima, attività che sembrano spaziare nel mondo dello spirito e del sociale, del privato e del pubblico. La vera spiritualità però non sta nelle attività, ma nell’assumere l’impegno di entrare dentro di noi e da qui la nostra risposta a noi stessi e agli altri.

Noi facciamo continuamente viaggi: viaggi veri in treno, aereo o su strada, e viaggi immaginari, incollati allo schermo televisivo o su itinerari di carta, ma succede che rinunciamo al viaggio interiore reale. Abbiamo paura di intraprendere questo viaggio, temiamo che qualcuno possa alterare la nostra personalità, al di là di ciò che consideriamo ragionevole.

È un luogo comune sentire dire che “educare” viene dal verbo latino «educere» - trarre da…, ma questo verbo risulta monco se non è collocato come completamento di «inducere» - entrare in… Il cercatore di perle, prima di esibire in superficie il suo tesoro, deve immergersi, trattenere il respiro e affrontare il rischio.le grandi religioni hanno per loro natura la tendenza a cercare ciò che è «dentro» se stessi, quel punto quieto (still point) e silenzioso in cui la persona intera rimane quieta, unificata e in adorazione; quel punto è l’incrocio di tutti i nostri sentimenti, quel punto ci lancia verso l’Infinito.

Già G. Bernanos aveva scritto che «esiste una grande cospirazione contro la vita interiore»; si ha paura del silenzio: ci sono case dove il televisore è accesso tutto il giorno non seguire un programma che piace, ma per sentire rumore di parole. L’uomo contemporaneo e la stessa vita ecclesiale soffrono di un deficit di interiorità, di quiete, di riposo. Sembra che il muoversi sia il segno e il paradigma di una vita efficace, mentre, semplicemente, può essere segno di una totale mancanza di interiorità, di un vuoto da riempire a qualsiasi costo. La spiritualità non sta nell’attività, né nell’impegno sociale, ma nell’assumere la sfida quotidiana di entrare dentro, nel tornare a casa dove Dio ci aspetta (cf Lc 17,21) e da qui organizzare meglio la nostra risposta di adorazione e di servizio. Finché non giungiamo a innamorarci di Gesù, non possiamo dire di averlo incontrato; la nostra religiosità spesso degenera in un moralismo che nasce proprio dall’omissione dell’indicativo della salvezza favore del solo imperativo etico. Tutto consisterebbe nell’osservare le leggi e basta. Ci sono tante leggi degli uomini, Dio aggiunge un’altra porzione e l’uomo si sente schiacciato; cerca di liberarsene e, poiché è difficile liberarsi delle leggi degli uomini (…multe, tribunali, carcere), ci si libera delle leggi di Dio, tanto Quello per il momento non sembra reagire.

Tutto questo è tradimento del Vangelo, perché Vangelo = Bella Notizia, invito alla festa, alla gioia, alla libertà, non sottomissione alle leggi. Cristiano è colui che segue una persona: Cristo. Cristo è nome primitivo, cristiano è nome derivato da Cristo, insegnano a scuola.

Se non ci siamo innamorati di Cristo, non possiamo dire di averlo incontrato. Forse incontriamo il suo messaggio, la sua dottrina, la sua liturgia, cammini utilissimi, ma non Lui.

La spiritualità cristiana consiste nel vivere sotto l’influsso dello Spirito di Cristo. Le spiritualità, le strutture devono essere modi di innamoramento di Dio, non di noi stessi. Se diventano modi di affermazione di sé, allora si ha l’autoesaltazione, l’egocentrismo e la struttura diventa barriera che nasconde la presenza di Dio.

Se sarai capace di creare quotidianamente un’isola di silenzio di tutti i tuoi desideri e di tutti i tuoi pensieri allora coltivi la vita interiore, dialoghi veramente, non parli con Dio. L’uomo, la donna interiori liberano l’amore, a sua volta, libera essi. E quando l’amore si libera, si è innamorati (= in amore, inzuppati, immersi nell’Amore).

La persona innamorata di Dio è un bene pubblico che riflette la Luce nella nostra oscurità. L’innamorato di Dio vive tra noi, mangia e beve, consola, parla e tace e, allo stesso tempo, è l’uomo più assente perché vive nascosto con Cristo in Dio; ma è anche l’uomo più vicino perché è una «fotografia», intesa nel senso originale del termine: un uomo, una donna scritti con la Luce.

 
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