Home IL PARROCO Editoriali 2011 Editoriale Novembre 2011. Tamburello di S. Andrea

Editoriale Novembre 2011. Tamburello di S. Andrea

Il “tamburello di S. Andrea”:

usanza di Napoli capitale adottata a Presicce?

Sac. Francesco Cazzato


 


 

 

«Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam». Chi ricorda le parole con cui quotidianamente iniziava la celebrazione della s. Messa quando la lingua utilizzata era il latino?

«Salirò all’altare di Dio, a Dio che rende lieta la mia giovinezza».

Avvicinarsi a Dio, secondo le parole di questo versetto del salmo collocato come incipit alla Messa, è fare un pieno di gioia, è un fare retrocedere tutte le priorità che intasano il nostro tempo per spalancare la finestra sull’Eterno. Collocare Dio al primo posto ha come conseguenza il ringiovanimento dello spirito perché relativizza tutte le concrete difficoltà che occorre superare ogni giorno.

Se nella normalità tutto questo avviene a livello personale e privato, in alcune occasioni questi sentimenti vengono vissuti come realtà comunitaria e pubblica: ecco la festa.

E tra i giorni di festa ci sono alcuni da vivere con maggiore solennità: un esempio è il Natale.

Napoli, capitale del Regno, ha vissuto sempre con sfarzo e folclore la nascita di Gesù. Ancora oggi via S. Gregorio Armeno è la strada che espone per l’intero anno presepi in tutte le misure e per tutte le tasche.

A Napoli vi era l’antica usanza che per la festa di Natale scendessero dai monti i pastori con le loro zampogne e durante la novena, veniva fatta allora al mattino presto prima di recarsi al lavoro, allietassero con il suono dei loro strumenti poveri l’andare in chiesa dei fedeli; tuttora non vi è presepe napoletano che non abbia un paio di zampognari da situare vicino alla grotta.

Nell’Italia meridionale già nell’XI secolo l’8 dicembre si celebrava la festa dell’Immacolata che anticipava il natale. A Roma nel XV secolo il papa Sisto IV la inserì nel calendario liturgico della città, vi era un dibattito molto vivace perché questa celebrazione fosse estesa in tutto il mondo. Nel 1617 l’università di Granada, seguita da quelle spagnole e italiane, emise il ‘votum sanguinis’, cioè il giuramento di difendere la verità dell’Immacolata Concezione di Maria fino al martirio. Nel 1621 anche i francescano seguivano l’esempio delle università, ma fu nel 1708 che papa Clemente XI estese la festa romana dell’Immacolata alla Chiesa universale.

A Napoli fu un delirio: chiese e canti furono innalzati alla Vergine Immacolata. Era il secolo di S. Alfonso, il quale compose sulle melodie delle pastorali tantissimi canti: i più celebri «Tu scendi dalle stelle; O Maria, quanto sei bella…». Si volle che gli zampognari anticipassero la loro venuta al 26 novembre e allietassero con la loro musica anche quell’alzarsi presto per andare in chiesa durante lo stellario (12 giorni) che antecede la festa dell’Immacolata; lo stellario dell’Immacolata quindi simile alla novena di Natale. E questa è la storia di Napoli.

1781: Presicce vive un anno di grande euforia per il completamento dei lavori della bellissima nuova chiesa parrocchiale; da Napoli il marchese Michele Arditi ha partecipato facendo arrivare i preziosi marmi dell’altare, della balaustra e le acquasantiere per il nuovo edificio sacro. È molto probabile che abbia importato dalla capitale la simpatica usanza della musica mattiniera: con un anticipo di 5 giorni, il 21 novembre, si dava inizio alla novena di S. Andrea. Nella capitale la musica era prodotta da strumenti poveri: la zampogna; a Presicce dal tamburello, altro strumento povero.

Si tratta di una ipotesi sa non scartare, avvalorata anche dal silenzio di De Rossi, il Vicario che, avendo compiuto la Visita Pastorale a Presicce proprio 300 anni addietro (dal 6 al 10 novembre 1711), nel suo dettagliato verbale non ha fatto alcun cenno sull’esistenza di questa particolare usanza, eppure la sua Visita Pastorale aveva preceduto di soli 10 giorni l’inizio della novena.

Ultimo aggiornamento (Martedì 15 Gennaio 2019 10:47)

 
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