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Adamo, dove sei? Dio sulle tracce dell'uomo (don P. Nicolardi)

«ADAMO, DOVE SEI»

Dio sulle tracce dell’uomo


Meditazione per gli Esercizi di Cristianesimo

Parrocchia S. Eufemia (Tricase)

Giovedì, 04 aprile 2018

don Pierluigi Nicolardi


 

 

Dal libro della Genesi (3,8-13)

8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava

nel giardino alla brezza del giorno

e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio,

in mezzo agli alberi del giardino.

9 Ma il Signore Dio chiamò l'uomo

e gli disse: «Dove sei?».

10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino:

ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».
11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo?

Hai forse mangiato dell'albero

di cui ti avevo comandato di non mangiare?».
12 Rispose l'uomo:

«La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero

e io ne ho mangiato».

13 Il Signore Dio disse alla donna:

«Che hai fatto?».

Rispose la donna:

«Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

COMMENTO

Il testo ci presenta l’immagine di Dio che, in maniera molto umana e familiare, passeggia nel giardino; appare come se Dio non sapesse nulla del pasticcio fatto da Adamo ed Eva. Questa immagine è evocativa del modo in cui Dio interviene nella nostra vita; Egli non entra in modo irruento nel “giardino” della nostra coscienza, nemmeno quando essa è seriamente compromessa dal peccato. S. Agostino, parlando del rapporto tra Dio e l’uomo, afferma che Dio è «interior intimo meo et superior summo meo», è più vicino a noi di quanto noi lo siamo a noi stessi; entra nella nostra intimità con passo felpato, non per tenderci un agguato e coglierci in flagranza di reato, bensì per lasciare spazio alla nostra libertà. Dio scende nel giardino non per condannare l’uomo, bensì per “camminare”, per mettersi al suo fianco anche nel momento della caduta e della prova; se ci riflettiamo, l’esperienza di fede di Israele, dalla cui riflessione nascono questi racconti, si sviluppa attorno all’esperienza dell’Esodo, attorno ad un cammino. Israele ha sperimentato, facendo strada nel deserto, che Dio è stato sempre presente accanto a loro, anche quando lo stesso popolo ha scelto di allontanarsi da Lui; da questa consapevolezza nasce l’immagine di Dio che cammina nel giardino accanto all’uomo.

Qual è la reazione della coppia all’udire i passi di Dio? Il nascondersi dietro la vegetazione. L’uomo e la donna hanno piena consapevolezza della gravità del loro gesto; d’altronde avevano mangiato proprio dell’albero della conoscenza del bene e del male e il frutto, gradevole agli occhi e al palato, aveva fatto loro sperimentare fin da subito il senso del conoscere: Adamo ed Eva hanno da subito conosciuto la loro condizione di nudità e la relativa vergogna, ma soprattutto hanno conosciuto il peccato; mangiare del frutto dell’albero ha fatto loro aprire gli occhi sulla possibilità del male. Non solo, il nascondersi insieme apre ad un’altra amara constatazione: l’uomo e la donna fanno esperienza di umana solidarietà nel male; essi, infatti, escogitano insieme una via per sfuggire dalla presenza di Dio e dalle conseguenze della loro libertà viziata dal peccato.

La risposta di Dio a questo atteggiamento della coppia umana è significativa; egli non condanna, ma si mette alla ricerca della sua creatura: «Dove sei?». Nella passeggiata e nella domanda di Dio è sapientemente racchiusa tutta la pedagogia divina: Egli va alla ricerca dell’uomo, è pronto a stanarlo, a ricercarne la sua presenza anche nei nascondigli più infimi. Bella la rilettura sapienziale che ne fa il salmista; nel Salmo 138, un’ode al Dio Creatore, si dice:

Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.

Non esiste luogo nel quale Dio non arrivi con la sua presenza e non riesca a raggiungere l’uomo; nessuna estremità della terra e del mare sono a Lui sconosciute, nemmeno gli inferi o le tenebre. Anche lì risuona la voce di Dio: «Adamo, dove sei?».

Siamo a pochi giorni dalla solennità della Pasqua; il Simbolo degli Apostoli, suggerito dalla liturgia per questo tempo di Quaresima, ci fa dire, nella fede, ogni domenica che Cristo «discese agli inferi». Questa espressione, personalmente, mi riporta proprio a questa pagina della Genesi per una serie di suggestioni; Cristo, come il Creatore all’inizio della storia umana, non solo scende nel “giardino dell’umanità”, non solo si fa uomo vivendo la solidarietà con gli uomini, ma, morto, non rimane per tre giorni inoperante. Egli non dorme! San Pietro, nella sua prima lettera, ci ricorda che Cristo scese ad annunciare la salvezza a coloro che non lo avevano conosciuto (cf. 1Pt 3,19) e che vivevano l’attesa della redenzione. Una antica omelia sul Sabato Santo afferma:

Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: "Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà. Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura».

Cristo, come Dio all’inizio della storia dell’uomo, continua a scendere nei nostri nascondigli, fino agli inferi, per stanarci e, come per Adamo ed Eva, spingerci verso la luce, verso l’alto, fino a raggiungere quel luogo che il peccato che ci fatto smarrire, ossia la comunione con Dio.

«Adamo, dove sei?». Il dialogo tra Dio e le due creature umane diventa particolarmente significativo per comprendere gli effetti del peccato; alla domanda di chiarimento di Dio – «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo?» – l’uomo, vilmente, risponde scaricando la responsabilità del suo gesto sulla donna: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». In questo teatrino dell’assurdo, la donna non è da meno; la responsabilità personale è scaricata sul serpente: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Ecco, allora, le conseguenze del peccato: non solo rottura della relazione con Dio, ma anche dei rapporti uomo-donna; il peccato inficia irrimediabilmente la relazione umana annebbiando la coscienza che scarica la propria responsabilità sugli altri.

Dovremmo chiederci sul serio se anche noi abbiamo questa inclinazione a scaricare le responsabilità delle nostre azioni. Talvolta ci giustifichiamo come se le nostre azione fossero condizionate dal peccato, come se la nostra libertà non avesse scampo. Di fronte al male, ci ricorda la Scrittura, non siamo inesorabilmente obbligati, né siamo costretti alla complicità e alla solidarietà. Una coscienza illuminata ben conosce il bene e lo vuole, ben conosce il male e liberamente lo evita.

Siamo in cammino verso la Pasqua e certamente non possiamo dimenticare la grande lezione di san Paolo: «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi» (Gal 5,1). Non solo siamo liberi di scegliere, ma la nostra è una libertà redenta, sorretta dalla grazia perché possiamo essere sempre orientati dal bene che, in ultima istanza, è Dio stesso.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 04 Aprile 2019 13:20)

 
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